BLACK HOLE

Arte e matericità tra informe e invisibile

 

La mostra 'Black Hole. Arte e matericità tra informe e invisibile' costituisce il primo capitolo di un ambizioso progetto pluriennale – ideato da Lorenzo Giusti e sviluppato insieme a Sara Fumagalli, con la consulenza scientifica di BergamoScienza. Il progetto si avvale della collaborazione di storici dell’arte, curatori, filosofi e scienziati, coinvolti per affrontare un discorso trasversale attorno al tema della materia e attivare contestualmente un dialogo con la storia delle scoperte scientifiche e tecnologiche e un confronto con lo sviluppo delle teorie estetiche.

 

Il programma prevede un ciclo di tre mostre , accompagnate da altrettante pubblicazioni, contraddistinte dalla presenza di autori e opere di generazioni diverse, dalle avanguardie storiche del Novecento ai linguaggi della più stretta contemporaneità. Al primo appuntamento, dedicato alla materia come “sostanza”, seguirà un secondo momento aperto alla dimensione del tempo e rivolto al tema della “materia in trasformazione”, cui farà seguito un terzo e ultimo capitolo volto a indagare quelle forme artistiche che, in fasi diverse, si sono confrontate con l’ideale dell’“assenza di materia”, trascendendo il piano materiale per cogliere quello astratto.

Se l’attenzione al medium, all’impiego dei diversi materiali, ha da sempre costituito un aspetto importante della produzione artistica, a partire soprattutto dal Secondo dopoguerra l'attenzione per la materia come elemento originario è divenuta il punto focale di molte ricerche, tanto da potere individuare una tendenza diffusa che, trovando nel tempo ragioni sempre nuove, ha attraversato i decenni, fino ad arrivare ai nostri giorni. Da questa consapevolezza nasce l’idea di una “trilogia” dedicata al tema della Materia, eletta a strumento privilegiato di analisi e critica di una contemporaneità sempre più caratterizzata da ideali di virtualità e smaterializzazione.

La prima delle tre mostre in programma, che inaugurerà il prossimo 4 ottobre, rivolge lo sguardo a quelle opere nelle quali l'attenzione per la materia sembra precedere qualsiasi altro tipo di interesse: lavori in cui concetti tradizionali, come la forma o l’immagine, ma anche valori più recenti, come la partecipazione o l’interattività, sono messi in secondo piano o avversati per lasciare spazio all’indagine dei materiali nella loro più intrinseca valenza, laddove il concetto stesso di “materiale” si infrange per aprirsi a un’idea più profonda di “materia” come elemento originario, come sostanza primordiale costituente il tutto.

In particolare, l’esposizione intende raccontare questa dimensione attraverso tre diverse restituzioni: quella di chi ha guardato all’elemento materiale, concreto, come a un’entità originaria, precedente o alternativa alla forma; quella di chi ha interpretato la natura umana come parte di un più ampio discorso materiale e quella di chi, nel processo di penetrazione della materia, si è spinto nel profondo, ai confini della materialità stessa, cogliendone la dimensione infinitesimale ed energetica.

Attraverso una ricca selezione di opere realizzate tra la metà degli anni Quaranta e i giorni nostri – non necessariamente rappresentative di interessi duraturi, anzi talvolta interpretabili come eccezioni o momenti all’interno di percorsi artistici di diversa natura – il percorso espositivo intende restituire, all’interno di un’unica visione integrata, questa preziosa dialettica, oscillante tra la materialità dell’Informe e la materialità dell’Invisibile, poli soltanto apparentemente antitetici e in realtà coesistenti e complementari.

Black Hole. Arte e matericità tra informe e invisibile presenterà lavori di artisti di generazioni diverse – Alberto Burri, Piero Manzoni, Lucio Fontana, Jean Fautrier, Jean Dubuffet, Antoni Tàpies, Hans Josephsohn, Urs Fisher, William Tucker, Ryan Sullivan, Marcos Grigorian, Florence Peake, Thomas Ruff, Jol Thomson , soltanto per citarne alcuni – che hanno manifestato la necessità di penetrare il senso della materia per definire una forma espressiva critica e radicale insieme a documenti d’archivio, filmati d’epoca e strumentazioni scientifiche impiegate nello studio della composizione della materia.

La mostra si avvarrà del prezioso contributo della Fondazione Meru/Medolago Ruggeri per la ricerca biomedica, già promotrice, con l’Associazione BergamoScienza e la GAMeC, di Meru Art*Science Award, il riconoscimento che tra il 2013 e il 2017 ha premiato i lavori degli artisti Invernomuto, Renaud Jerez, Sarah Sparkes, Jol Thomson e Laurent Grasso, chiamati a presentare un progetto che elaborasse una riflessione sul binomio arte e scienza.

A partire dal 2018, e per il prossimo triennio, sarà attivo un nuovo programma di ricerca con l’intento di approfondire il dialogo tra le due discipline. Coordinato da Anna Daneri con Alessandro Bettonagli e Lorenzo Giusti, Meru Art*Science Research Program – questo il nuovo format – finanzierà ogni anno la ricerca di un artista individuato dal comitato scientifico, composto dai rappresentanti delle tre istituzioni insieme ad altri partner internazionali, e la realizzazione di un intervento “site specific” per lo Spazio Zero della GAMeC nell’ambito del programma pluriennale di mostre sul tema della materia e quale parte del calendario del festival BergamoScienza.

 

BLACK HOLE.

ARTE E MATERICITÀ TRA INFORME E INVISIBILE

a cura di Sara Fumagalli e Lorenzo Giusti
5 OTTOBRE 2018 – 6 GENNAIO 2019
Opening: 4 ottobre 2018


Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
Via San Tomaso 53 - 24121 Bergamo
Tel. +39 035 270272 / Fax + 39 035 236962

   

 

 

Ultimo aggiornamento:  07-10-18