DAL DESERTO ALL’IMPERO
L’immaginario del potere tra antico e contemporaneo


A 230 anni dalla prima Campagna d’Italia una mostra che intreccia antiquariato, documenti storici e arte contemporanea per ripensare l’immaginario del comando grazie ad importanti collaborazioni istituzionali

DAL DESERTO ALL’IMPERO
L’immaginario del potere tra antico e contemporaneo

15 marzo 2026 - comunicato stampa

 
Collezione MU.RO presenta, dal 20 marzo al 19 aprile 2026 nella sua sede di Viale Campania 33 a Milano, “Dal deserto all’impero: l’immaginario del potere tra antico e contemporaneo”, una mostra che, a 230 anni dalla Campagna d’Italia iniziata nel 1796, indaga la costruzione simbolica del potere tra XVIII e XXI secolo, mettendo in dialogo antiquariato, documenti storici e arte contemporanea.

Dopo l’apertura della sede milanese con “Mascherada”, progetto che ha intrecciato Venezia, Milano e l’Africa in una prospettiva transnazionale, Spazio MU.RO inaugura il 2026 con una mostra che consolida la propria identità curatoriale. Se il primo progetto ha rappresentato un gesto fondativo, “Dal deserto all’impero” segna un passaggio ulteriore: un ritorno alle radici della Collezione MU.RO, sospesa tra antico e contemporaneo, e un rafforzamento della riflessione dedicata alla MENA Region.

La mostra apre al pubblico in un momento in cui Milano ospita un’importante esposizione dedicata a Napoleone e al Neoclassicismo. In questo clima di rinnovata attenzione verso l’età napoleonica, MU.RO sceglie di concentrarsi su un elemento solo apparentemente marginale: il cavallo arabo. Emblema del comando, estensione del corpo del sovrano e dispositivo iconografico della conquista, il cavallo diventa chiave di lettura per comprendere la costruzione dell’immaginario moderno.
Il riferimento alla Campagna d’Italia del 1796 — iniziata tra Liguria e Piemonte occidentale e culminata nell’avanzata verso Milano — assume un valore simbolico decisivo. Nel 2026 ricorrono 230 anni da quegli eventi e MU.RO sceglie di rileggerli attraverso un dialogo tra patrimoni storici e sguardi contemporanei.

Il percorso espositivo si articola intorno a un doppio movimento: da un lato la rilettura dello sguardo occidentale sui simboli del potere, dall’altro il recupero della genealogia culturale mediorientale del cavallo arabo.I dipinti provenienti dalla galleria R.V Art Galleryrestituiscono la storia dei simboli del potere e dell’iconografia equestre in cui il cavallo si afferma progressivamente come presenza autonoma.

A questo nucleo si affiancano i prestiti del Museo Generale Bonaparte del Castello di Mombasiglio (CN) e la collaborazione con l’Archivio di Stato di Milano. Documenti, vedute topografiche e cimeli riportano al centro territori e strategie che hanno contribuito a plasmare l’immaginario europeo.

In questo contesto si inserisce infine il lavoro di Rahim El, artista di origini persiane nato a Dushanbe, in Tajikistan, che espone per la prima volta a Milanograzie alla galleria spagnola ArteriA Art Gallery. La sua ricerca, tra pittura e scultura, riattualizza il simbolo equestre come dispositivo contemporaneo di identità e rappresentazione politica.Nelle culture della MENA Region, ancora oggi, il cavallo arabo occupa un ruolo centrale nelle celebrazioni pubbliche e nella costruzione dell’immaginario nazionale, dimostrando la persistenza di un simbolo che attraversa deserti, imperi e contemporaneità.

In occasione della mostra, artpay - prima piattaforma fintech in Italia dedicata al mondo dell’arte, integra un servizio digitale dedicato ai pagamenti rateali delle opere d’arte, rafforzando la propria missione di connettere le nuove generazioni al collezionismo.



DAL DESERTO ALL’IMPERO. L’immaginario del potere tra antico e contemporaneo
20 marzo - 19 aprile 2026
Opening: giovedì 19 marzo dalle 18.00 alle 21.00 (su invito)
Spazio MU.RO | Viale Campania 33 – Milano
Orari: Mar.-Sab. 10.00-18.00| Ingresso libero
www.collezionemuro.com
IG: Collezione MU.RO arte contemporanea

UFFICIO STAMPA MU.RO
Laura Cometa
press@lauracometa.com | + 39 327 1778443



Situato nel cuore dell’Alta Langa, in provincia di Cuneo, il Castello di Mombasiglio domina il borgo medievale omonimo da una posizione panoramica di straordinaria suggestione. Inserito in un territorio caratterizzato da colline boschive, antichi percorsi storici e una forte identità paesaggistica, il complesso rappresenta uno dei presìdi architettonici più significativi dell’area compresa tra Liguria e Piemonte occidentale.
Di origine medievale, il castello si distingue per la sua struttura fortificata, le torri di avvistamento e l’impianto difensivo che testimoniano la funzione strategica svolta nei secoli. Le sue murature in pietra, l’articolazione dei volumi e l’integrazione con il paesaggio circostante ne fanno un esempio rilevante di architettura castellana piemontese. Dalla sommità del complesso si gode di una vista privilegiata sulle vallate circostanti, confermando la centralità del sito nella storia militare e territoriale della regione.
Il Castello di Mombasiglio è inoltre legato a un episodio cruciale della storia europea: nel 1796, durante la prima Campagna d’Italia, le truppe napoleoniche bivaccarono nel borgo, segnando un momento decisivo nelle operazioni che portarono all’avanzata verso Milano. Questo evento storico costituisce il fondamento della vocazione museale del complesso.
All’interno del castello ha sede il Museo Generale Bonaparte, istituzione dedicata alla memoria della prima Campagna d’Italia e alla figura di Napoleone Bonaparte. Il museo conserva una significativa collezione di documenti, stampe, vedute topografiche, plastici, uniformi e materiali iconografici che illustrano con rigore storico e chiarezza narrativa le operazioni militari del 1796. Particolare rilievo assumono le rappresentazioni cartografiche e le ricostruzioni visive dei territori teatro delle battaglie, che consentono una lettura approfondita del contesto geopolitico e strategico dell’epoca.
La gestione e la valorizzazione del complesso sono affidate alla Fondazione Castello di Mombasiglio, ente dedicato alla tutela, conservazione e promozione del patrimonio storico-architettonico e museale del sito, nonché allo sviluppo di attività culturali e di ricerca legate alla storia napoleonica e al territorio dell’Alta Langa.
Il Museo Generale Bonaparte integra la dimensione storica con quella architettonica, valorizzando gli spazi del castello come parte integrante del percorso espositivo. L’istituzione rappresenta oggi un punto di riferimento per lo studio e la divulgazione della storia napoleonica in Piemonte, contribuendo alla tutela e alla promozione di un patrimonio culturale di rilevanza nazionale.

Castello di Mombasiglio e Museo Generale Bonaparte
Via Castello, 2 - 12070 Mombasiglio (CN) Italia
Sito web: https://castellodimombasiglio.it/
Sezione Museo: https://castellodimombasiglio.it/museo-napoleonico/
Fondazione Castello di Mombasiglio:
https://castellodimombasiglio.it/la-fondazione

L’Archivio di Stato di Milano custodisce uno dei patrimoni documentari più rilevanti per la ricostruzione della stagione napoleonica in Italia. I fondi conservati presso l’istituto testimoniano in modo diretto e capillare la trasformazione amministrativa, politica e territoriale che interessò Milano e la Lombardia tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo.
Con l’ingresso di Napoleone a Milano nel maggio 1796 e la successiva istituzione della Repubblica Cisalpina, la città divenne centro nevralgico di una profonda riorganizzazione dello Stato. Gli archivi documentano la nascita di nuovi organi amministrativi, la ridefinizione dei sistemi fiscali e giudiziari, la ristrutturazione del territorio secondo criteri moderni e la progressiva affermazione di un modello burocratico centralizzato.
Durante il Regno d’Italia (1805–1814), con Milano capitale, l’attività amministrativa si intensificò ulteriormente. Nei fondi napoleonici conservati dall’Archivio si trovano decreti, carteggi governativi, documenti militari, mappe topografiche, atti relativi alla gestione delle campagne militari e alla trasformazione urbanistica della città. Tali materiali consentono di leggere non solo la dimensione bellica della stagione napoleonica, ma anche la sua portata istituzionale e culturale.

L’Archivio di Stato di Milano rappresenta dunque un luogo chiave per comprendere come l’esperienza napoleonica abbia inciso sulla costruzione dello Stato moderno in Italia. Attraverso la conservazione e la valorizzazione di queste fonti l’istituto svolge un ruolo fondamentale nella tutela della memoria storica, offrendo a studiosi e cittadini la possibilità di accedere a documenti che raccontano la nascita di nuove forme di governo, di identità territoriale e di rappresentazione del potere.
Nel dialogo con progetti espositivi dedicati alla stagione napoleonica, la presenza dell’Archivio assume un valore decisivo: non solo garante dell’autenticità documentaria, ma ponte tra storia amministrativa e narrazione culturale, tra archivio e immaginario.
A testimonianza di questo ruolo attivo nella valorizzazione della memoria napoleonica, l’Archivio di Stato di Milano ha dedicato al tema anche un’importante esposizione, “Nelle sommosse e nelle guerre. Gli archivi milanesi durante l’età napoleonica”, organizzata nel 2021 a duecento anni dalla morte di Napoleone. La mostra ha ricostruito le profonde ricadute archivistiche del periodo compreso tra il 1796 e il 1821 segnato da razzie, trasferimenti, accorpamenti e smembramenti di fondi documentari, seguendo le alterne vicende belliche e politiche dell’età napoleonica e dei primi anni della Restaurazione. Attraverso un percorso tematico articolato, l’esposizione ha messo in luce come la trasformazione dello Stato si sia riflessa direttamente nella struttura e nella sorte degli archivi, facendo di Milano un crocevia di documenti in movimento tra Venezia, Parigi, Vienna e altre città europee.
Tra gli episodi più singolari emersi dalla documentazione conservata figura quello delle tre ciocche di capelli di Napoleone, sequestrate nel 1817 a Natale Santini, collaboratore dell’imperatore giunto in Italia con il curioso cimelio dopo l’esilio a Sant’Elena. I capelli furono inseriti nel fascicolo relativo alle indagini sul Santini e confluirono nel fondo Presidenza di Governo, dove sono tuttora conservati. Un destino emblematico e quasi paradossale: Napoleone, per anni artefice e dominatore di quelle stesse carte amministrative, finì simbolicamente “archiviato” tra i documenti del potere che aveva contribuito a ridefinire.
 

Collezione MU.RO
La Collezione MU.RO nasce dall’incontro tra Elisabetta Roncati, content creator e detentrice del marchio registrato ArtNomadeMilan presente su tutti i principali social media, autrice per Rizzoli Editore nonché docente, e Andrea Musto, un creativo a 360 gradi, uniti da una passione condivisa per l’arte, la poesia, la musica, il design, la moda e la cultura. Nel 2022 hanno dato vita a una raccolta che oggi conta molte opere di artisti storicizzati ed emergenti ed è in continua crescita.
Il nome MU.RO è un gioco di parole: richiama il muro domestico che accoglie l’opera, rimanda alla maggior parte dei lavori a parete attualmente posseduti dalla collezione e omaggia le iniziali dei cognomi dei due fondatori. MU.RO non è solo una collezione privata, ma un progetto vivo che coinvolge stabilmente ben tre città italiane tra Lombardia, Veneto e Liguria e accoglie appassionati d’arte e cultura, collezionisti e artisti in uno spazio di 200 metri quadri in centro a Milano che ospita eventi creativi a 360 gradi


LO SPAZIO
La sede milanese di Spazio MU.RO, in Viale Campania 33, è concepita come un luogo dinamico in cui collezionismo, ricerca e sperimentazione convivono in equilibrio. La biblioteca d’arte e la loungeospitano la Collezione MU.RO e diventano spazi di incontro e approfondimento.
Con “Dal deserto all’impero”, Spazio MU.RO rafforza la propria identità come piattaforma critica dedicata al dialogo tra antico e contemporaneo e come osservatorio sulla MENA Region, confermando Milano come crocevia culturale internazionale.