Morphology Light. Viaggio nella forma della luce


In occasione della X edizione di PARMA 360 Festival della Creatività Contemporanea, la Galleria San Ludovico di Parma ospita Morphology Light. Viaggio nella forma della luce, mostra personale di Antonio Barrese, a cura di Chiara Canali. L’esposizione si propone come un attraversamento immersivo della ricerca di Barrese, figura centrale nel panorama della sperimentazione artistica italiana tra arte, design, percezione visiva e cultura scientifica. Il progetto mette in luce (in senso letterale e concettuale) uno dei nuclei fondanti del suo lavoro: l’indagine sulla luce come materia plastica, come fenomeno fisico e come struttura percettiva capace di generare forma.

Morphology Light. Viaggio nella forma della luce

17 marzo 2026 - comunicato stampa

 
Sin dagli esordi negli anni Sessanta, Antonio Barrese (Milano, 1945) si colloca in quell’area di ricerca che supera la distinzione tra discipline, ponendosi al crocevia tra arti visive, design e riflessione teorica. La sua pratica si sviluppa in un clima culturale segnato dal paradigma della ricerca, dalla programmazione, e dalla teorizzazione dei rapporti tra arte e scienza. In seno a questo contesto si inserisce la sua partecipazione al Gruppo MID (Mutamento Immagine Dimensione), con il quale condivide una visione dell’opera come dispositivo dinamico, aperto, fondato su processi di trasformazione e su un coinvolgimento attivo dello spettatore.

A definire con lucidità la portata del suo lavoro è stato Peter Weibel (teorico della media art e direttore per 24 anni dello ZKM - Zentrum für Kunst und Medien di Karlsruhe) che ha individuato in Barrese la figura dell’“agente provocatore”. Non un provocatore nel senso mediatico o scandalistico del termine, ma un agente provocatore cognitivo, capace di generare perturbazioni mentali, di modificare paradigmi e di anticipare trasformazioni culturali profonde. Secondo Weibel, il vero agente provocatore non produce scandali effimeri, bensì scarti di pensiero: introduce visioni che costringono il mainstream a riorientarsi, a riconfigurare le proprie categorie interpretative. In questa prospettiva, l’opera di Barrese rappresenta una pratica anticipatrice, in grado di intercettare e rendere visibili mutamenti che diventeranno centrali solo decenni dopo.

Morphology Light ricostruisce questo percorso attraverso alcune opere storiche e lavori recenti che testimoniano l’evoluzione di una ricerca coerente e radicale. La luce, nei lavori di Barrese quali i Big e Mini Shining, non è semplice elemento di illuminazione o effetto scenico, ma struttura generativa: essa definisce volumi, costruisce spazi immateriali, modella superfici e altera la percezione dell’ambiente. L’artista indaga le sue proprietà fisiche – rifrazione, riflessione, diffusione, interferenza – traducendole in esperienze estetiche che rendono visibile l’invisibile.

Il concetto di “morfologia” rimanda proprio a questa tensione analitica: la forma non è data una volta per tutte, ma è il risultato di un processo, di una relazione tra energia, materiali e sguardo. In altre parole, la “morfologia” rimanda al principio del “divenire” e all’idea di arte come ricerca a, quindi come scienza. Per Barrese fine dell’arte – e della scienza – è cercare l’altro, l’ulteriore che esiste oltre, che richiede di essere scoperto e reso manifesto tramite la forma.

Le opere esposte testimoniano come questa incessante ricerca abbia condotto l’artista a distillare un linguaggio personalissimo, con tratti caratteristici e unici che attraversano territori espressivi differenti, dalla fotografia al design, dall’arte alla comunicazione aziendale. L’arte di Barrese, e la sua poetica, non si identifichino strettamente con l’uso delle tecnologie e col necessario supporto delle metodologie operative. Per lui non è centrale neppure l’accuratezza esecutiva dovuta al quarantennale lavoro di Communication Designer (per cui ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui tre Compassi d’Oro e tre menzioni d’onore). Queste circostanze sono piuttosto dei prerequisiti: condizioni o conoscenze minime indispensabili ma non sufficienti per realizzare opere d’arte.
Barrese non si identifica neppure più con la poetica a dell’Arte Cinetica e Programmata (che ritiene residuo della sua giovinezza), con l’interesse per i fenomeni ottici (che considera gli aspetti grammaticali dell’operatività artistica). Anche il concetto di “interattività”, seppure ancora presente in molte sue opere anche recenti, non possiede più la pregnanza metafora e simbolica che aveva sessant’anni fa. L’interattività non costituisce più un’eccezione, ma una norma, un dato acquisito della nostra esperienza. Per questo Barrese non la considera un valore in sé, ma uno strumento tra gli altri: la utilizza come Leonardo da Vinci utilizzava i colori a olio.

Il focus della mostra è la luce in quanto generatrice di immagini, frutto di una complessa interazione tra oggetti cinetici e dispositivi di ripresa, che permettono di rappresentare ciò che lo sguardo umano non percepisce e che resterebbe estraneo alla conoscenza.
All’interno del percorso espositivo, particolare rilievo assumono le opere che esplorano la dimensione ambientale e immersiva, come Disco Strobo ed Electric Savana. Le opere con le scintille di Electric Savana, riconoscibili per questo elemento spettacolare, si inseriscono pienamente nella sua più ampia ricerca sulla luce, sulla morfologia, sulla forma come fenomeno energetico. Tuttavia, il suo interesse per le scintille non è meramente formale o tecnologico: è di natura antropologica, quasi iniziatica. Entrare in un grande ambiente attraversato dalle scintille – ma anche solo avvicinarsi e toccare quell’oggetto – equivale a compiere un gesto di attraversamento simbolico, come camminare sui carboni ardenti. Significa confrontarsi con una paura primaria, vincere una resistenza interiore. In questo senso, l’opera non chiede soltanto di essere osservata, ma di essere esperita come soglia, come prova, come trasformazione.

In questi lavori, la luce si espande nello spazio architettonico della Galleria San Ludovico, dialogando con la sua storia e con la sua ambientazione. L’antico edificio, con la sua forte identità spaziale, diventa parte integrante dell’opera: non semplice contenitore, ma campo di interazione in cui le strutture luminose ridefiniscono volumi, profondità e ritmi.

Morphology Light si configura dunque come la tappa di un viaggio che ha attraversato decenni di sperimentazione, restituendo l’attualità di una ricerca capace di dialogare con le istanze contemporanee. In un’epoca in cui l’immagine digitale e la smaterializzazione dei confini tra reale e virtuale ridefiniscono il nostro rapporto con il visibile, il lavoro di Barrese appare sorprendentemente anticipatore. La sua indagine sulla luce come fenomeno fisico e come costruzione percettiva risuona con le riflessioni odierne sulla natura dell’immagine e sulla condizione immersiva.

La curatela di Chiara Canali sottolinea questa dimensione processuale e interdisciplinare, costruendo un percorso che intreccia opere, documenti e apparati esplicativi, con l’obiettivo di offrire al pubblico strumenti di approfondimento e chiavi di lettura. L’allestimento valorizza il dialogo tra le diverse fasi della produzione dell’artista, evidenziandone la coerenza interna e la capacità di rinnovarsi nel tempo.

La mostra si inserisce nel programma della X edizione di PARMA 360 Festival della Creatività Contemporanea, manifestazione che promuove il confronto tra linguaggi artistici, progettuali e tecnologici, ponendo al centro la riflessione sulla creatività come motore di innovazione culturale. In questo contesto, il lavoro di Antonio Barrese rappresenta un riferimento imprescindibile per comprendere le radici storiche di molte ricerche attuali.



Artista, designer, docente, teorico dell’arte e del design.
Nasce a Milano nel 1945. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera e ha iniziato a esporre in giovanissima età. Nel 1964 fonda il Gruppo MID con A. Grassi, G. Laminarca e A. Marangoni. L’attività del gruppo in quegli anni è intensa e articolata, comprendendo la creazione di Oggetti e Strutture, Installazioni Interattive, fotografie e film sperimentali, performance sinestetiche visivo-acustiche e progetti ambientali — tutti concepiti con una straordinaria apertura verso la tecnologia e un approccio di tipo scientifico.
Nel 1965 aderisce al movimento internazionale “Nuova Tendenza” e partecipa a Nove Tendencije 3 (Muzeji Suvremene Umjetnosti, Zagabria). Nello stesso anno tiene la sua prima mostra personale, Immagini stroboscopiche, alla Galleria Danese di Milano. Negli anni successivi partecipa a circa quattrocento mostre, personali e collettive, in gallerie e musei in Italia e all’estero, fino al 1972, anno dello scioglimento del MID.
Dal 1972 al 2112 Barrese si dedica al Communication Design, ottenendo numerosi riconoscimenti, tra cui tre Compassi d’Oro e tre menzioni d’onore, oltre a molti altri premi. Negli stessi anni sviluppa la Narrativa Visuale, che esplora la fusione di diversi linguaggi attraverso la combinazione di immagine e testo.
Nel 2007 la Fondazione VAF di Francoforte dedica al gruppo MID una importante pubblicazione: MID. Alle origini della multimedialità. Dall’arte programmata all’arte interattiva, di cui è autore lo stesso Barrese con la collaborazione di A. Marangoni.Nel 2009 realizza a Milano l’Albero di Luce — una più grande installazione cinetica mai prima realizzata e ancor oggi imbattuta. Nel 2011, insieme a Stefania Gaudiosi, fonda OperaAperta, società dedicata all’innovazione artistica e culturale. Nel 2021 la Fondazione VAF di Francoforte pubblica un’altra ampia monografia: Antonio Barrese 1965/2020 – Arte come progetto. Progetto come arte, curata da V. Catricalà, S. Gaudiosi, P. Weibel.
Dal 2012 Barrese è tornato all’iniziale lavoro artistico realizzando opere in continuità di ricerca con quelle iniziali, che ne ampliano enormemente la dimensione estetica, la struttura linguistica e poetica e metodologica. Barrese non si considera un artista cinetico - sia per motivi generazionali, sia per differenze poetiche - piuttosto un ricercatore che opera tra Arte Cinetica e Programmata, Arte Digitale, New Media Art, Arte Ambientale Arte Geografica. Nel corso della sua carriera ha elaborato l’idea dell’identità tra arte e scienza, credendo che lo scopo dell’arte sia quello di elaborare i metalinguaggi che permettono di definire il mondo che sta nascendo: “Un lampo di luce sul futuro”, come afferma. Una sintesi del suo pensiero si ritrova in questo calembour: l’arte è la scienza del mondo interiore; la scienza è l’arte del mondo esteriore.
Nell’ultimo sessantennio, del suo lavoro, hanno scritto i maggiori critici e storici. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private, tra cui: Museo del ’900, Milano – ADI Design Museum Compasso d’Oro, Milano – GAM Galleria d’Arte Moderna, Torino – GNAM Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma – MART Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto – Fondazione Arte CRT, Torino – MACTE Museo di Arte Contemporanea, Termoli – ZKM Zentrum für Kunst und Medien, Karlsruhe – MKK Museum für Konkrete Kunst, Ingolstadt – VAF Stiftung, Francoforte – Stedelijk Museum, Eindhoven – Muzeji Suvremene Umjetnosti, Zagabria.

Info festival:
Parma 360 Festival della creatività contemporanea
(X Edizione)
LUX. Visioni sulla luce


BIGLIETTI
Pass Giornaliero Intero € 10 | Ridotto € 8
Pass 48h Intero € 13 | Ridotto € 10
Full Pass Festival Intero €15 | Ridotto €12
Pass Unipr € 6
Biglietto Scuole € 5
www.parma360festival.it

Direzione artistica
Chiara Canali, Camilla Mineo
Parma, sedi varie
Dal 18 aprile al 2 giugno 2026

Informazioni al pubblico
www.parma360festival.it
parma360festival@gmail.com

Ufficio Stampa Parma 360
Laura Cometa
press@lauracometa.com
+39 327 1778443
buito a ridefinire.
 

PARMA 360 Festival della creatività contemporanea
X Edizione
LUX. Visioni sulla luce
a cura di Chiara Canali e Camilla Mineo

presenta

Antonio Barrese
MORPHOLOGY LIGHT. VIAGGIO NELLA FORMA DELLA LUCE
A cura di Chiara Canali

PARMA, GALLERIA SAN LUDOVICO
Borgo del Parmigianino, 2

18 APRILE – 2 GIUGNO 2026