In occasione della X edizione di
PARMA 360 Festival della Creatività Contemporanea, la
Galleria San Ludovico di Parma ospita Morphology Light. Viaggio nella forma della luce, mostra personale di
Antonio Barrese, a cura di Chiara Canali. L’esposizione si propone come un attraversamento immersivo della ricerca di Barrese, figura centrale nel panorama della sperimentazione artistica italiana tra arte, design, percezione visiva e cultura scientifica. Il progetto mette in luce (in senso letterale e concettuale) uno dei nuclei fondanti del suo lavoro: l’indagine sulla luce come materia plastica, come fenomeno fisico e come struttura percettiva capace di generare forma.
Artista, designer,
docente, teorico dell’arte e del design. Info festival: PARMA 360 Festival della
creatività contemporanea
Sin dagli esordi negli anni
Sessanta, Antonio Barrese (Milano, 1945) si colloca
in quell’area di ricerca che supera la distinzione
tra discipline, ponendosi al crocevia tra arti
visive, design e riflessione teorica. La sua pratica
si sviluppa in un clima culturale segnato dal
paradigma della ricerca, dalla programmazione, e
dalla teorizzazione dei rapporti tra arte e scienza.
In seno a questo contesto si inserisce la sua
partecipazione al Gruppo MID (Mutamento Immagine
Dimensione), con il quale condivide una visione
dell’opera come dispositivo dinamico, aperto,
fondato su processi di trasformazione e su un
coinvolgimento attivo dello spettatore.
A definire con lucidità la portata del suo lavoro è
stato Peter Weibel (teorico della media art e
direttore per 24 anni dello ZKM - Zentrum für Kunst
und Medien di Karlsruhe) che ha individuato in
Barrese la figura dell’“agente provocatore”. Non un
provocatore nel senso mediatico o scandalistico del
termine, ma un agente provocatore cognitivo, capace
di generare perturbazioni mentali, di modificare
paradigmi e di anticipare trasformazioni culturali
profonde. Secondo Weibel, il vero agente provocatore
non produce scandali effimeri, bensì scarti di
pensiero: introduce visioni che costringono il
mainstream a riorientarsi, a riconfigurare le
proprie categorie interpretative. In questa
prospettiva, l’opera di Barrese rappresenta una
pratica anticipatrice, in grado di intercettare e
rendere visibili mutamenti che diventeranno centrali
solo decenni dopo.
Morphology Light ricostruisce questo percorso
attraverso alcune opere storiche e lavori recenti
che testimoniano l’evoluzione di una ricerca
coerente e radicale. La luce, nei lavori di Barrese
quali i Big e Mini Shining, non è semplice elemento
di illuminazione o effetto scenico, ma struttura
generativa: essa definisce volumi, costruisce spazi
immateriali, modella superfici e altera la
percezione dell’ambiente. L’artista indaga le sue
proprietà fisiche – rifrazione, riflessione,
diffusione, interferenza – traducendole in
esperienze estetiche che rendono visibile
l’invisibile.
Il concetto di “morfologia” rimanda proprio a questa
tensione analitica: la forma non è data una volta
per tutte, ma è il risultato di un processo, di una
relazione tra energia, materiali e sguardo. In altre
parole, la “morfologia” rimanda al principio del
“divenire” e all’idea di arte come ricerca a, quindi
come scienza. Per Barrese fine dell’arte – e della
scienza – è cercare l’altro, l’ulteriore che esiste
oltre, che richiede di essere scoperto e reso
manifesto tramite la forma.
Le opere esposte testimoniano come questa incessante
ricerca abbia condotto l’artista a distillare un
linguaggio personalissimo, con tratti caratteristici
e unici che attraversano territori espressivi
differenti, dalla fotografia al design, dall’arte
alla comunicazione aziendale. L’arte di Barrese, e
la sua poetica, non si identifichino strettamente
con l’uso delle tecnologie e col necessario supporto
delle metodologie operative. Per lui non è centrale
neppure l’accuratezza esecutiva dovuta al
quarantennale lavoro di Communication Designer (per
cui ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui tre
Compassi d’Oro e tre menzioni d’onore). Queste
circostanze sono piuttosto dei prerequisiti:
condizioni o conoscenze minime indispensabili ma non
sufficienti per realizzare opere d’arte.
Barrese non si identifica neppure più con la poetica
a dell’Arte Cinetica e Programmata (che ritiene
residuo della sua giovinezza), con l’interesse per i
fenomeni ottici (che considera gli aspetti
grammaticali dell’operatività artistica). Anche il
concetto di “interattività”, seppure ancora presente
in molte sue opere anche recenti, non possiede più
la pregnanza metafora e simbolica che aveva
sessant’anni fa. L’interattività non costituisce più
un’eccezione, ma una norma, un dato acquisito della
nostra esperienza. Per questo Barrese non la
considera un valore in sé, ma uno strumento tra gli
altri: la utilizza come Leonardo da Vinci utilizzava
i colori a olio.
Il focus della mostra è la luce in quanto
generatrice di immagini, frutto di una complessa
interazione tra oggetti cinetici e dispositivi di
ripresa, che permettono di rappresentare ciò che lo
sguardo umano non percepisce e che resterebbe
estraneo alla conoscenza.
All’interno del percorso espositivo, particolare
rilievo assumono le opere che esplorano la
dimensione ambientale e immersiva, come Disco Strobo
ed Electric Savana. Le opere con le scintille di
Electric Savana, riconoscibili per questo elemento
spettacolare, si inseriscono pienamente nella sua
più ampia ricerca sulla luce, sulla morfologia,
sulla forma come fenomeno energetico. Tuttavia, il
suo interesse per le scintille non è meramente
formale o tecnologico: è di natura antropologica,
quasi iniziatica. Entrare in un grande ambiente
attraversato dalle scintille – ma anche solo
avvicinarsi e toccare quell’oggetto – equivale a
compiere un gesto di attraversamento simbolico, come
camminare sui carboni ardenti. Significa
confrontarsi con una paura primaria, vincere una
resistenza interiore. In questo senso, l’opera non
chiede soltanto di essere osservata, ma di essere
esperita come soglia, come prova, come
trasformazione.
In questi lavori, la luce si espande nello spazio
architettonico della Galleria San Ludovico,
dialogando con la sua storia e con la sua
ambientazione. L’antico edificio, con la sua forte
identità spaziale, diventa parte integrante
dell’opera: non semplice contenitore, ma campo di
interazione in cui le strutture luminose
ridefiniscono volumi, profondità e ritmi.
Morphology Light si configura dunque come la tappa
di un viaggio che ha attraversato decenni di
sperimentazione, restituendo l’attualità di una
ricerca capace di dialogare con le istanze
contemporanee. In un’epoca in cui l’immagine
digitale e la smaterializzazione dei confini tra
reale e virtuale ridefiniscono il nostro rapporto
con il visibile, il lavoro di Barrese appare
sorprendentemente anticipatore. La sua indagine
sulla luce come fenomeno fisico e come costruzione
percettiva risuona con le riflessioni odierne sulla
natura dell’immagine e sulla condizione immersiva.
La curatela di Chiara Canali sottolinea questa
dimensione processuale e interdisciplinare,
costruendo un percorso che intreccia opere,
documenti e apparati esplicativi, con l’obiettivo di
offrire al pubblico strumenti di approfondimento e
chiavi di lettura. L’allestimento valorizza il
dialogo tra le diverse fasi della produzione
dell’artista, evidenziandone la coerenza interna e
la capacità di rinnovarsi nel tempo.
La mostra si inserisce nel programma della X
edizione di PARMA 360 Festival della Creatività
Contemporanea, manifestazione che promuove il
confronto tra linguaggi artistici, progettuali e
tecnologici, ponendo al centro la riflessione sulla
creatività come motore di innovazione culturale. In
questo contesto, il lavoro di Antonio Barrese
rappresenta un riferimento imprescindibile per
comprendere le radici storiche di molte ricerche
attuali.
Nasce a Milano nel 1945.
Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di
Brera e ha iniziato a esporre in giovanissima età.
Nel 1964 fonda il
Gruppo MID con A. Grassi, G. Laminarca e A. Marangoni. L’attività del
gruppo in quegli anni è intensa e articolata, comprendendo la creazione
di Oggetti e Strutture, Installazioni Interattive, fotografie e film
sperimentali, performance sinestetiche visivo-acustiche e progetti
ambientali — tutti concepiti con una straordinaria apertura verso la
tecnologia e un approccio di tipo scientifico.
Nel 1965 aderisce al movimento internazionale “Nuova Tendenza” e
partecipa a Nove Tendencije 3 (Muzeji Suvremene Umjetnosti, Zagabria).
Nello stesso anno tiene la sua prima mostra personale, Immagini
stroboscopiche, alla Galleria Danese di Milano. Negli anni successivi
partecipa a circa quattrocento mostre, personali e collettive, in
gallerie e musei in Italia e all’estero, fino al 1972, anno dello
scioglimento del MID.
Dal 1972 al 2112 Barrese si dedica al Communication Design, ottenendo
numerosi riconoscimenti, tra cui tre Compassi d’Oro e tre menzioni
d’onore, oltre a molti altri premi.
Negli stessi anni sviluppa la
Narrativa Visuale, che esplora la fusione di diversi linguaggi
attraverso la combinazione di immagine e testo.
Nel 2007 la Fondazione VAF di Francoforte dedica al gruppo MID una
importante pubblicazione: MID. Alle origini della multimedialità.
Dall’arte programmata all’arte interattiva, di cui è autore lo stesso
Barrese con la collaborazione di A. Marangoni.Nel 2009 realizza a Milano
l’Albero di Luce — una più grande installazione cinetica mai prima
realizzata e ancor oggi imbattuta.
Nel 2011, insieme a Stefania
Gaudiosi, fonda OperaAperta, società dedicata all’innovazione artistica
e culturale. Nel 2021 la Fondazione VAF di Francoforte pubblica un’altra
ampia monografia: Antonio Barrese 1965/2020 – Arte come progetto.
Progetto come arte, curata da V. Catricalà, S. Gaudiosi, P. Weibel.
Dal 2012 Barrese è tornato all’iniziale lavoro artistico realizzando
opere in continuità di ricerca con quelle iniziali, che ne ampliano
enormemente la dimensione estetica, la struttura linguistica e poetica e
metodologica. Barrese non si considera un artista cinetico - sia per
motivi generazionali, sia per differenze poetiche - piuttosto un
ricercatore che opera tra Arte Cinetica e Programmata, Arte Digitale,
New Media Art, Arte Ambientale Arte Geografica. Nel corso della sua
carriera ha elaborato l’idea dell’identità tra arte e scienza, credendo
che lo scopo dell’arte sia quello di elaborare i metalinguaggi che
permettono di definire il mondo che sta nascendo: “Un lampo di luce sul
futuro”, come afferma. Una sintesi del suo pensiero si ritrova in questo
calembour: l’arte è la scienza del mondo interiore;
la scienza è l’arte
del mondo esteriore.
Nell’ultimo sessantennio, del suo lavoro, hanno scritto i maggiori
critici e storici. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e
private, tra cui:
Museo del ’900, Milano – ADI Design Museum Compasso
d’Oro, Milano – GAM Galleria d’Arte Moderna, Torino – GNAM Galleria
Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma – MART Museo di Arte
Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto – Fondazione Arte CRT,
Torino – MACTE Museo di Arte Contemporanea, Termoli – ZKM Zentrum für
Kunst und Medien, Karlsruhe – MKK Museum für Konkrete Kunst, Ingolstadt
– VAF Stiftung, Francoforte – Stedelijk Museum, Eindhoven – Muzeji
Suvremene Umjetnosti, Zagabria.
Parma 360 Festival della creatività contemporanea
(X Edizione)
LUX. Visioni sulla luce
BIGLIETTI
Pass Giornaliero Intero € 10 | Ridotto € 8
Pass 48h Intero € 13 | Ridotto € 10
Full Pass Festival Intero €15 | Ridotto €12
Pass Unipr € 6
Biglietto Scuole € 5
www.parma360festival.it
Direzione artistica
Chiara Canali, Camilla Mineo
Parma, sedi varie
Dal 18 aprile al 2 giugno 2026
Informazioni al pubblico
www.parma360festival.it
parma360festival@gmail.com
Ufficio Stampa Parma 360
Laura Cometa
press@lauracometa.com
+39 327 1778443
buito a
ridefinire.
X Edizione
LUX. Visioni sulla luce
a cura di Chiara Canali e Camilla Mineo
presenta
Antonio Barrese
MORPHOLOGY LIGHT. VIAGGIO NELLA FORMA DELLA LUCE
A cura di Chiara Canali
PARMA, GALLERIA SAN LUDOVICO
Borgo del Parmigianino, 2
18 APRILE – 2 GIUGNO 2026