Biagio Caldarelli – Errare è umano


Più che una mostra su Biagio Caldarelli, “Errare è umano” è un viaggio dentro la curiosità di un artista che non ha mai smesso di cambiare strada. Oltre 160 opere, da Boetti a Duchamp, da Pino Pascali a Sol LeWitt, fino al dialogo ideale con Francesco Netti: a Bari, dal 2 ottobre, torna alla luce una delle ricerche più libere e sorprendenti dell'arte pugliese del Novecento.

Biagio Caldarelli – Errare è umano

04 ottobre 2026 - a cura di Redazione

 
Sino al 10 gennaio 2027, la Pinacoteca Metropolitana di Bari “Corrado Giaquinto” dedica una grande retrospettiva a Biagio Caldarelli (Bari, 1951-1999), uno degli artisti pugliesi più originali e meno facilmente classificabili della seconda metà del Novecento.
Il titolo della mostra, «Errare è umano», non è soltanto una frase: è quello di una sua opera e riassume bene l'atteggiamento con cui Caldarelli ha affrontato l'arte per tutta la sua breve ma intensa vita. Errare, nel suo caso, significa soprattutto muoversi, cercare, cambiare direzione, lasciarsi contaminare da idee, epoche e linguaggi diversi senza mai accettare confini troppo rigidi.
La mostra, curata da Paola Marino e realizzata come progetto della Galleria Valentina Bonomo, nasce dalla collaborazione con la Città Metropolitana di Bari e riunisce oltre 160 opere, proponendo un corpus mai presentato prima in maniera così ampia e organica.
 

Un viaggio dentro tutta la ricerca di Caldarelli
Il percorso espositivo si sviluppa tra il Salone del Colonnato del Palazzo della Città Metropolitana e gli spazi della Pinacoteca e permette di seguire le diverse fasi della ricerca di Caldarelli.
Non aspettatevi, quindi, una mostra costruita attorno a un unico stile. È proprio la varietà a rappresentare uno degli aspetti più interessanti del suo lavoro.
Caldarelli attraversa tecniche, materiali, immagini e riferimenti differenti, passando con grande libertà dalla tradizione alle avanguardie, dalla storia dell'arte alla cultura contemporanea. Il suo è un continuo esercizio di curiosità: guardare, assorbire, trasformare e ripartire.
Una ricerca sorprendentemente internazionale, ma che non perde mai il rapporto con Bari e con la Puglia.
 

Da Marilena Bonomo ad Alighiero Boetti
Una parte importante della vicenda artistica di Caldarelli è legata alla Galleria di Marilena Bonomo, che nella Bari degli anni Ottanta e Novanta rappresentò un autentico punto d'incontro con le esperienze più avanzate dell'arte contemporanea internazionale.
È proprio in questo ambiente che Caldarelli entra in contatto con artisti e idee destinati a lasciare tracce profonde nel suo percorso.
La sua prima personale alla galleria risale al 1980 e da quel momento il rapporto con questo ambiente culturale accompagnerà buona parte della sua carriera, aprendogli anche importanti occasioni espositive fuori dall'Italia.
Tra gli incontri più significativi c'è quello con Alighiero Boetti, con il quale Caldarelli sviluppò un rapporto artistico e umano particolarmente importante. Boetti lo coinvolse nel progetto «Alighiero Boetti / Biagio Caldarelli – 16 Accordi a tre mani», realizzato e presentato a Bari nel 1992.
La mostra propone alcune opere di Boetti provenienti da collezioni private, creando così un confronto diretto con la ricerca di Caldarelli.
 

Duchamp, Sol LeWitt, Pino Pascali, Savinio
Il percorso non si limita però a Boetti. Sono presenti riferimenti e dialoghi con alcuni dei grandi artisti che hanno alimentato l'immaginario di Caldarelli: Marcel Duchamp, Sol LeWitt, Pino Pascali e Alberto Savinio.
Non si tratta semplicemente di citazioni o di influenze da elencare. La mostra cerca piuttosto di ricostruire una rete di incontri, affinità e deviazioni, mostrando come Caldarelli abbia saputo appropriarsi liberamente di stimoli molto diversi per trasformarli in qualcosa di personale.
E non è un caso che sue opere siano oggi presenti in importanti collezioni private e istituzioni italiane e straniere, tra cui la Collezione Sol LeWitt presso il Museo di Hartford, negli Stati Uniti.
 

Il dialogo con Francesco Netti e la serie delle «Teorie»
Particolarmente interessante è anche il confronto, questa volta ideale, con un altro grande artista pugliese: Francesco Netti.
Caldarelli e Netti, appartenenti naturalmente a epoche molto lontane, condividono la fascinazione per il celebre fregio della “Tomba delle danzatrici”, risalente al IV secolo a.C. e proveniente dalla necropoli di Ruvo di Puglia, oggi conservato al Museo Archeologico di Napoli.
Da quella suggestione nacque in Netti il ciclo del “Coro greco”, del quale in mostra saranno presentate tre importanti opere. Caldarelli, invece, sviluppò la significativa serie delle «Teorie».
È uno dei passaggi che meglio spiegano il senso della mostra: non una semplice successione cronologica di quadri, ma una storia fatta di rimandi, corrispondenze, curiosità e continue riappropriazioni.
 

Un artista difficile da chiudere in una definizione
Biagio Caldarelli morì nel 1999, a soli 47 anni, interrompendo prematuramente una ricerca che sembrava ancora avere molto da esplorare. Forse è proprio per questo che «Errare è umano» arriva oggi come un'occasione particolarmente importante.
A più di vent'anni dall'ultima grande occasione di approfondimento dedicata alla sua opera, questa retrospettiva permette infatti di riconsiderare la figura di Caldarelli all'interno della storia dell'arte italiana del Novecento e, soprattutto, di riscoprire quanto la sua ricerca fosse libera, inquieta, ironica e sorprendentemente contemporanea.
Il suo “errare” non è dunque un andare senza meta. È piuttosto il rifiuto di fermarsi troppo presto davanti a una risposta.
Cercare, sbagliare, cambiare strada, giocare, stupirsi. E ricominciare.
È questo, forse, il significato più autentico del titolo della mostra.

La mostra è organizzata e prodotta dalla Città Metropolitana di Bari, con il Sindaco metropolitano Vito Leccese, la Consigliera metropolitana Micaela Paparella, delegata alla tutela e valorizzazione del patrimonio della Pinacoteca, e il Dirigente del Settore Promozione e Coordinamento Sviluppo Economico e Culturale Raffaele Nicola Vitto.
Il coordinamento generale è affidato a Emma Lobalsamo, responsabile UOC della Pinacoteca.
La mostra è curata da Paola Marino, realizzata in collaborazione con la Galleria Valentina Bonomo; la ricerca delle opere e dei prestiti è di Giovanni Giusto.
Nel corso dell'esposizione sarà inoltre realizzato un catalogo ragionato dedicato all'opera di Biagio Caldarelli, con immagini delle opere e dell'allestimento.
La campagna fotografica delle opere e della mostra, destinata anche alla documentazione del catalogo, è realizzata da Giuseppe Ciliberti, fotografo della Pinacoteca.

Informazioni:
Biagio Caldarelli – Errare è umano
2 ottobre 2026 – 10 gennaio 2027
Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto”
Lungomare Nazario Sauro, 27 – Bari



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