“Aspettando il sole” non racconta l'alba: ne racconta il desiderio.
Con “Aspettando il sole”, Leonardo Basile sviluppa una
ricerca pittorica nella quale il colore non si limita a occupare
la superficie, ma sembra attraversarla, scorrervi sopra e
generare una percezione dinamica dello spazio. I due dipinti,
pur condividendo lo stesso titolo, la medesima tecnica, il
formato e la data di esecuzione, possono essere letti come due
momenti complementari di una medesima condizione percettiva:
l'attesa, appunto, intesa non come immobilità, ma come tensione
verso qualcosa che ancora deve manifestarsi.
Nel primo dipinto, la composizione appare dominata da un
movimento diagonale e avvolgente. Le campiture cromatiche si
susseguono come correnti, stratificazioni atmosferiche o masse
liquide in continua trasformazione. Il blu, il turchese, il
verde e il rosso si incontrano e si sovrappongono a improvvise
accensioni di giallo, arancio e bianco. Ne deriva una superficie
nella quale non esiste un vero punto di quiete: lo sguardo viene
costantemente condotto da una zona all'altra attraverso una
fitta rete di traiettorie.
Particolarmente significativa è la presenza di quelle sottili
linee ondulate che attraversano la materia pittorica. Esse
sembrano quasi tracce di energia, percorsi invisibili resi
visibili dal gesto dell'artista. Non hanno una funzione
semplicemente decorativa: introducono nella composizione una
sorta di ritmo grafico che organizza il tumulto cromatico e
conferisce all'opera una dimensione quasi musicale.
Il titolo acquista così un valore tutt'altro che descrittivo. Il
sole non è rappresentato, e proprio questa assenza diventa il
fulcro concettuale dell'opera. La luce sembra essere già
presente, ma non ancora compiuta. È disseminata nelle improvvise
accensioni gialle e aranciate, nei riflessi bianchi, nei
turchesi luminosi; emerge dalla materia senza mai trasformarsi
in una sorgente identificabile.
È dunque un'immagine dell'alba non nel senso letterale del
termine, ma come metafora di una luce che sta per accadere.
Il secondo dipinto affronta la medesima idea attraverso una
tavolozza più rarefatta e atmosferica. Qui prevalgono i
turchesi, gli azzurri, i verdi acquatici e le tonalità rosate e
violacee. La materia appare meno incendiata rispetto al primo
lavoro e maggiormente sospesa in una dimensione quasi liquida.
Anche in questo caso le linee serpeggianti attraversano la
superficie, ma sembrano assumere un andamento più lento, come se
il movimento fosse stato rallentato dalla luce ancora incerta
del mattino.
Se il primo quadro può essere percepito come l'attesa nella sua
fase più intensa e fisica, il secondo sembra rappresentarne il
momento più introspettivo: un'attesa silenziosa, nella quale la
luce non esplode ancora, ma si diffonde progressivamente
nell'atmosfera.
Il rapporto fra i due lavori è quindi particolarmente
interessante. Basile non costruisce due semplici variazioni
sullo stesso tema, bensì una sorta di dittico ideale, nel quale
la differenza cromatica produce due stati emotivi distinti. Da
una parte troviamo la densità, il calore, la tensione e quasi il
tumulto della materia; dall'altra la sospensione, la trasparenza
e una luminosità più meditativa.
In entrambi, tuttavia, permane una caratteristica fondamentale
della ricerca di Basile: la trasformazione della materia in
movimento. Il colore non viene steso per costruire forme
riconoscibili, ma per suggerire forze, direzioni, vibrazioni. La
superficie diviene così un campo attraversato da correnti
cromatiche che sembrano provenire da una dimensione naturale,
pur senza identificarsi con un paesaggio preciso.
È proprio questa ambiguità a rendere l'opera efficace: possiamo
percepire acqua, cielo, vento, fuoco, materia organica o
energia, ma nessuna di queste interpretazioni riesce a esaurirne
il significato. Basile porta infatti l'immagine oltre la
rappresentazione, verso una dimensione nella quale la natura
diventa stato d'animo e il colore diventa esperienza.
Anche il formato quadrato di 50 × 50 cm contribuisce a questo
equilibrio. La forma geometrica della tela, apparentemente
stabile, viene contraddetta dalla continua direzionalità delle
pennellate e delle linee: il contenitore è statico, mentre ciò
che contiene è incessantemente in movimento. Si crea così una
tensione fra ordine e dinamismo che costituisce uno degli
elementi più interessanti della coppia.
“Aspettando il sole” può allora essere letto come un'opera
sull'istante che precede la rivelazione. Non interessa tanto il
sole in sé, quanto ciò che accade prima della sua comparsa: il
cambiamento dell'aria, l'alterazione dei colori, la vibrazione
della superficie, la progressiva trasformazione dell'oscurità in
luminosità.
E forse è proprio qui che risiede la forza poetica dei due
dipinti: il sole non viene mostrato perché Basile sceglie di
dipingere il momento in cui lo si desidera, lo si attende e
quasi lo si percepisce prima ancora di vederlo.
La pittura diventa pertanto una forma di attesa attiva: una
materia inquieta che cerca la luce, la anticipa e, in qualche
modo, la genera.
“Aspettando il sole” non racconta l'alba: ne racconta il
desiderio.
- Titolo: ASPETTANDO IL SOLE
- Genere: INFORMALE
- Dimensioni: cm 50 x 50
- Tecnica: ACRILICI SU TELA
- Data realizzazione: 06/12/2017
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