In Belvedere, Leonardo Basile compie un'ulteriore sintesi del proprio linguaggio pittorico, trasformando il paesaggio in una costruzione mentale dove memoria, osservazione e astrazione convivono in un delicato equilibrio. L'opera non descrive la Murgia barese in modo naturalistico, ma ne restituisce l'essenza attraverso una raffinata orchestrazione di piani cromatici e tensioni geometriche.
La composizione è dominata da una successione di fasce oblique che attraversano la superficie come lembi di territorio osservati dall'alto o da un punto privilegiato di contemplazione. Il titolo, Belvedere, suggerisce infatti una posizione elevata, un luogo dello sguardo da cui il paesaggio si offre nella sua vastità e nella sua complessità. Non si tratta, tuttavia, di una veduta tradizionale: Basile elimina ogni riferimento aneddotico e ogni dettaglio descrittivo per concentrarsi sulle strutture profonde dello spazio.
Le ampie campiture di azzurro, verde acqua, bianco e bruno evocano immediatamente le distese della Murgia, quei territori che l'artista conosce intimamente e che da anni documenta anche attraverso la fotografia. I campi coltivati, le lame, i tratturi, i declivi dolcemente ondulati e le variazioni stagionali della vegetazione sembrano riaffiorare qui come frammenti di memoria visiva, filtrati da un processo di progressiva essenzializzazione.
L'elemento più interessante dell'opera risiede proprio nella sua capacità di oscillare tra paesaggio e astrazione. Le diagonali convergenti generano un senso di profondità dinamica che guida lo sguardo verso un punto di fuga laterale, quasi un orizzonte nascosto. Questa tensione prospettica introduce una dimensione narrativa sottile: il paesaggio non è mai statico, ma appare come un organismo in movimento, attraversato da forze invisibili che ne modellano la forma.
Dal punto di vista cromatico, Basile adotta una tavolozza controllata e meditata. I toni freddi delle fasce superiori dialogano con le tonalità terrose e ferruginose delle bande centrali, creando un'alternanza di respiro e densità che richiama la varietà cromatica della campagna pugliese. La luce non proviene da una fonte identificabile; sembra piuttosto diffondersi dall'interno della materia pittorica, trasformando ogni fascia in una sorta di sedimentazione atmosferica.
In quest'opera emerge anche una componente musicale che caratterizza molta della produzione più recente dell'artista. Le bande cromatiche si susseguono come note su un pentagramma invisibile, generando ritmi, pause e accelerazioni. Lo spazio diventa così una partitura visiva nella quale la natura viene tradotta in armonia formale.
Belvedere si inserisce coerentemente nel percorso di ricerca di Leonardo Basile, da sempre orientato verso una lettura lirica e concettuale del paesaggio. L'artista non dipinge ciò che vede, ma ciò che il paesaggio deposita nella memoria e nella sensibilità. La Murgia barese, con i suoi silenzi, le sue linee essenziali e la sua apparente austerità, diventa qui un archetipo universale: un luogo dell'anima prima ancora che una precisa coordinata geografica.
L'opera invita l'osservatore a rallentare lo sguardo e a percorrere quelle traiettorie oblique come sentieri interiori. In questo senso il "belvedere" evocato dal titolo non è soltanto un punto panoramico affacciato sul territorio, ma una condizione dello spirito: la possibilità di guardare oltre l'apparenza delle cose per coglierne la struttura più intima e duratura. Proprio in questa capacità di trasformare un paesaggio reale in esperienza contemplativa risiede uno degli aspetti più maturi e significativi della poetica di Leonardo Basile.
- Titolo: BELVEDERE
- Genere: ASTRATTO
- Dimensioni: cm 100 x 100
- Tecnica: Acrilici su tela
- Data realizzazione: febbraio 2021
- Redattore: VIRTUALE