Il gesto come origine: gli omaggi a Pollock di Leonardo Basile
Esistono opere che nascono da una riflessione e opere che nascono da un'urgenza. I quattro lavori che Leonardo Basile realizza nel 1993, tutti intitolati “Omaggio a Pollock”, appartengono senza dubbio alla seconda categoria. Eppure sarebbe riduttivo considerarli semplici esercizi di imitazione nei confronti del maestro americano. Questi grandi cartoni pressati grigi di cm 70 x 100, realizzati con smalti e tecnica del dripping, rappresentano piuttosto il momento in cui un giovane artista misura la propria energia con uno dei linguaggi più rivoluzionari del Novecento.
Osservando le opere emerge immediatamente come Basile non si limiti a replicare il metodo di Jackson Pollock. Il dripping viene assunto come strumento di liberazione del segno, ma anche come occasione per esplorare una sensibilità cromatica personale che caratterizzerà gran parte della sua successiva ricerca astratta e informale. La sua produzione, infatti, si è sempre sviluppata attorno a una forte componente segnica e a una continua sperimentazione del colore, elementi riconosciuti anche dalla critica che negli anni ne ha sottolineato la capacità di trasformare emozioni e percezioni interiori in ritmi visivi complessi.
Nel primo lavoro domina un rosso acceso, quasi vulcanico, attraversato da una rete nervosa di colature gialle. È una superficie che sembra trattenere una combustione interna. Il colore non è steso: esplode. Le traiettorie si sovrappongono fino a costruire una trama fittissima che richiama l'energia primordiale della materia. Qui il gesto diventa tensione, conflitto, attrito continuo tra ordine e caos.
Nel secondo dipinto la temperatura emotiva cambia radicalmente. Il fondo blu introduce una dimensione più meditativa. Le colature grigio-azzurre si intrecciano a improvvisi lampi verdi e gialli, generando una spazialità profonda, quasi cosmica. Lo sguardo non trova un centro ma è costretto a vagare, seguendo percorsi che si aprono e si chiudono come costellazioni in movimento. È forse il lavoro più musicale della serie, dove il ritmo prevale sull'impatto.
La terza opera appare invece come la più drammatica. Sul medesimo campo blu si innestano improvvise esplosioni rosse che interrompono la fluidità delle linee. Quegli schizzi sembrano ferite, pulsazioni vitali, punti di condensazione emotiva. L'equilibrio si spezza continuamente e si ricompone, trasformando la superficie in un teatro di forze contrastanti. È qui che l'omaggio a Pollock si fa più autonomo, perché il colore assume un valore psicologico che supera la pura gestualità.
Nel quarto lavoro prevale un dialogo serrato tra azzurri e ocra su un fondo bruno. L'intreccio è così fitto da generare una sorta di tessuto organico. Non siamo più davanti a una pittura che descrive il movimento: siamo dentro il movimento stesso. L'opera sembra registrare il tempo dell'esecuzione, conservandone ogni accelerazione, ogni esitazione, ogni improvviso scarto.
A distanza di oltre trent'anni questi quattro lavori possiedono un interesse che va oltre il loro evidente debito storico. Essi documentano una fase fondamentale della formazione di Basile, artista pugliese che avrebbe successivamente sviluppato una propria identità nell'ambito dell'astrazione e dell'informale, facendo della sperimentazione e della libertà del segno alcuni dei cardini della sua ricerca.
Ciò che colpisce maggiormente è la sincerità del gesto. In questi cartoni del 1993 non vi è alcuna ricerca di compiacimento estetico. Vi è piuttosto la necessità di confrontarsi con il linguaggio della pittura nella sua forma più diretta e fisica. Il giovane Basile comprende che il quadro non è una finestra sul mondo ma un campo d'azione, uno spazio in cui il corpo dell'artista lascia tracce della propria esistenza.
L'omaggio, dunque, non è celebrazione. È sfida. È il tentativo di attraversare Pollock per trovare se stessi. E in queste quattro superfici dense di energia, di colore e di movimento, si intravedono già i segnali di un percorso che avrebbe fatto della libertà espressiva la propria cifra più autentica.
Vittorio Speranza
Giornalista, critico d'arte
- Titolo: OMAGGIO A POLLOCK 1, 2, 3, 4
- Genere: ASTRATTO/INFORMALE
- Dimensioni: cm 70 x 100
- Tecnica: smalti su cartone grigio pressato
- Data realizzazione: 1993
- Redattore: Vittorio Speranza



