Prima del Big Bang


In “Prima del Big Bang”, realizzata nel 1983, Leonardo Basile affronta una dimensione che precede la forma, l'ordine e persino la possibilità stessa di una rappresentazione riconoscibile. Il titolo introduce immediatamente una chiave di lettura cosmologica, ma il dipinto non sembra voler illustrare un evento scientifico: piuttosto, tenta di restituire visivamente quella condizione di energia compressa e potenzialità assoluta che possiamo immaginare esistere prima della nascita dell'universo.

La superficie pittorica è dominata da un sistema cromatico fortemente contrastato, nel quale blu profondo, oro, ocra e bruno si intrecciano in una trama fittissima. Il colore non è steso semplicemente sulla superficie: sembra depositarsi, accumularsi, sedimentarsi. Gli smalti e gli acrilici costruiscono una materia vibrante, quasi mineralizzata, dalla quale affiorano continuamente segni, frammenti e piccole emergenze luminose.
È soprattutto la struttura segnica a conferire all'opera la sua particolare identità. Una moltitudine di linee, segmenti, quadrati, rettangoli, tracciati e forme geometriche elementari si sovrappone senza mai comporsi definitivamente in una griglia ordinata. La geometria, anziché imporre razionalità, sembra qui essere continuamente messa in crisi dalla materia. Ogni tentativo di individuare un ordine viene immediatamente contraddetto da un altro segno, da una sovrapposizione, da una frattura.

La composizione appare così costruita intorno a due grandi masse scure, una superiore e una inferiore, separate da un'ampia fascia prevalentemente ocra. Questa zona centrale assume un'importanza particolare: potrebbe essere percepita come una sorta di intervallo cosmico, uno spazio di sospensione tra due concentrazioni di energia. Non è un semplice fondo, ma una vera e propria soglia. Le due masse blu e brune sembrano infatti avvicinarsi idealmente, quasi fossero due forze contrapposte trattenute appena prima di un incontro.
È proprio in questa tensione che il dipinto trova la sua forza. Basile non rappresenta un'esplosione: rappresenta l'attesa dell'esplosione. Il Big Bang, evocato dal titolo, è dunque paradossalmente assente. Ciò che vediamo è il momento impossibile da rappresentare che lo precede: una materia ancora raccolta, compressa, inquieta, nella quale sembrano già contenuti tutti i possibili sviluppi futuri.
La fitta rete di segni geometrici può essere letta come una sorta di codice primordiale. Sono tracce che ricordano contemporaneamente circuiti, mappe, strutture cellulari, frammenti architettonici e diagrammi scientifici. Nessuna di queste associazioni, però, prevale completamente sulle altre. Ed è proprio questa ambiguità a rendere l'opera interessante: il segno geometrico non descrive, ma allude.

Anche la scelta del multistrato non è priva di significato sul piano percettivo. Il supporto rigido offre alla pittura una superficie sulla quale la materia può stratificarsi e acquistare una consistenza quasi fisica. Il dipinto finisce così per assumere una natura intermedia tra pittura e oggetto: non una finestra attraverso la quale guardare, ma una superficie da attraversare con lo sguardo, centimetro dopo centimetro.

A distanza, l'opera conserva una struttura complessiva abbastanza netta; avvicinandosi, invece, questa struttura si dissolve in una quantità quasi vertiginosa di dettagli. È un procedimento percettivo particolarmente efficace: l'insieme suggerisce un universo, il dettaglio rivela un'infinità di piccoli universi.
In questo senso, Prima del Big Bang può essere considerata una delle opere in cui Basile porta più avanti il confronto tra ordine e caos. La geometria tenta di organizzare la materia, mentre la materia tende continuamente a sottrarsi alla geometria. Nessuna delle due forze riesce a prevalere completamente sull'altra. Ne nasce una pittura inquieta, densissima, nella quale il gesto non appare spontaneo o casuale, ma come il risultato di una continua negoziazione tra controllo e impulso.
Il valore dell'opera sta dunque meno nella sua possibile lettura narrativa che nella capacità di trasformare un'idea astratta — l'origine dell'universo — in una concreta esperienza visiva. Basile sembra suggerire che, prima ancora che esistesse una forma, dovesse esistere una tensione; prima dell'ordine, una concentrazione di possibilità; prima della materia organizzata, un caos già gravido di futuro.

Prima del Big Bang non racconta quindi l'origine del cosmo: ne costruisce una metafora pittorica, affidata al colore, alla stratificazione e soprattutto a quella fitta costellazione di segni che attraversa la superficie. È una pittura del prima, del momento in cui nulla è ancora definitivamente accaduto e, proprio per questo, tutto può ancora accadere.

 

Andrea Valenti, Critico d’arte e saggista



  • Titolo: PRIMA DEL BIG BANG
  • Genere: DIPINTO
  • Dimensioni: cm 110 x 80
  • Tecnica: MISTA
  • Data realizzazione: 1983
  • Redattore: Andrea Valenti