Con il progetto “Riflessioni” ho cercato, nel corso degli anni, di mettere sulla
tela qualcosa che non fosse necessariamente riconoscibile, ma che potesse
comunque suscitare una sensazione, un ricordo, un’impressione. Le sette opere
qui raccolte sono nate in un arco di tempo compreso fra il 2010 e il 2020 e, pur
essendo molto diverse tra loro, hanno un elemento comune: il tentativo di
fermare sulla superficie pittorica una sorta di stato d’animo, una percezione
momentanea, quasi un'immagine che affiora alla mente senza essere stata
realmente cercata.
Il titolo “Riflessioni” è venuto prima della necessità di dare un nome preciso
alle immagini, mentre i sottotitoli sono arrivati dopo. Non sono quindi titoli
programmatici, né spiegazioni di ciò che ho voluto rappresentare. Al contrario,
nascono per assonanza, osservando l’opera una volta terminata e cercando nelle
forme, nei colori e nelle atmosfere una parola, una frase o un’immagine che
potesse accompagnarla. È per questo che “Copriti che è umido”, “Forse è terra ma
penso più un miraggio”, “Giallo mare” o “Velature d’autunno” non devono essere
letti come indicazioni narrative: sono piuttosto piccoli suggerimenti, aperture
verso una possibile interpretazione.
In queste opere non mi interessa raccontare un paesaggio reale. Mi interessa,
semmai, farlo nascere nella percezione di chi guarda.
Riflessione n. 1 – “Copriti che è umido” - Tecnica mista, acrilici – cm 100 × 100
In Copriti che è umido il colore sembra trattenere l'umidità dell'aria. Il
predominio delle tonalità azzurre e verdastre costruisce una superficie sospesa,
quasi nebbiosa, nella quale la distinzione fra cielo, acqua e terra diventa
progressivamente incerta.
È un'immagine che non vuole descrivere qualcosa, ma evocarlo. Guardandola, io
stesso ritrovo quella sensazione particolare che si prova davanti a un paesaggio
dopo la pioggia, quando tutto sembra più silenzioso, più ovattato e persino i
colori appaiono filtrati dall'umidità.
Il sottotitolo è nato proprio da questa impressione: “Copriti che è umido” è una
frase semplice, quasi domestica, che contrasta volutamente con la dimensione
astratta dell'opera. Mi piace l'idea che una superficie apparentemente lontana
dalla realtà possa invece richiamare una sensazione quotidiana e immediata.
Riflessione n. 2 – “Forse è terra ma penso più un miraggio” - Tecnica mista, acrilici – cm 90 × 90
Questa è forse una delle opere in cui il confine tra realtà e immaginazione mi
sembra più evidente. La superficie azzurra, attraversata da variazioni tonali e
da una materia pittorica che suggerisce profondità, può ricordare un paesaggio,
ma non consente di identificarlo veramente.
Ed è proprio questa ambiguità che mi interessa.
Potrebbe essere terra, potrebbe essere acqua, potrebbe essere un luogo osservato
da lontano; oppure potrebbe non essere niente di tutto questo. “Forse è terra ma
penso più un miraggio” nasce da questa indecisione e, in fondo, la rappresenta
perfettamente.
La pittura diventa così una sorta di zona intermedia: non più figurazione, ma
nemmeno astrazione assoluta. L'immagine rimane disponibile allo sguardo, pronta
a trasformarsi a seconda di chi la osserva.
Riflessione n. 3 - Tecnica mista, acrilici e idro-resine – cm 100 × 100
Con la Riflessione n. 3 il mio rapporto con la materia diventa più evidente. Le
superfici e le stratificazioni create attraverso gli acrilici e le idro-resine
producono una pelle pittorica che non è soltanto da guardare, ma quasi da
percepire fisicamente.
Le tonalità fredde e le aperture centrali suggeriscono una sorta di spazio
atmosferico. Non c'è un punto preciso verso il quale dirigere lo sguardo:
l'immagine sembra dilatarsi oltre i limiti del quadro.
In questo lavoro mi interessa soprattutto il comportamento della materia. Il
colore non è semplicemente steso: si deposita, si sovrappone, si modifica e
lascia intravedere ciò che c'è stato prima. È un processo che considero
importante nel mio modo di dipingere, perché spesso è proprio l'imprevisto a
suggerirmi la direzione successiva.
Riflessione n. 4 - Tecnica mista, acrilici e idro-resine – cm 100 × 100
La Riflessione n. 4 nasce da una diversa temperatura cromatica. Qui il verde, il
giallo e le tonalità più neutre si incontrano in una superficie attraversata da
segni che sembrano aprirsi verso l'esterno.
A un primo sguardo può sembrare di trovarsi davanti a una vegetazione appena
accennata, a una superficie naturale attraversata dal vento o dalla luce. Ma
anche in questo caso non voglio che l'immagine venga ricondotta a un soggetto
preciso.
Quello che mi interessa è la suggestione.
I segni diventano quasi tracce di movimento e la materia sembra registrare
un'azione avvenuta sulla superficie. La pittura conserva così qualcosa del gesto
che l'ha generata, come se il quadro fosse non soltanto un'immagine, ma anche la
memoria del suo stesso processo di costruzione.
Riflessione n. 5 - Tecnica mista, acrilici e idro-resine – cm 90 × 90
La quinta riflessione è probabilmente quella in cui ho lasciato maggiore spazio
alla dimensione atmosferica. La superficie è dominata da tonalità chiare e
fredde, ma nella parte inferiore compaiono colori più caldi, rosa, rossi e
gialli, che emergono come una presenza improvvisa.
Mi interessa molto questo rapporto fra luce e materia: ciò che appare in
superficie non è uniforme, ma sembra il risultato di numerosi passaggi,
cancellazioni e sovrapposizioni.
Anche qui non ho cercato un'immagine precisa. Ho preferito lasciare che il
colore producesse una sensazione, quasi una memoria visiva. La pittura, in
questo senso, diventa un luogo dove qualcosa può essere riconosciuto senza
essere necessariamente identificato.
Riflessione n. 6 – “Giallo mare” - Acrilici – cm 100 × 100
Giallo mare è forse il sottotitolo che più chiaramente dimostra come i miei
titoli nascano dopo la realizzazione dell'opera.
L'immagine è dominata dal giallo, dalla luce e da una materia pittorica
vibrante. Nella parte inferiore emergono tonalità verdi e blu che possono
effettivamente suggerire un mare, ma un mare completamente trasfigurato dalla
luce.
Da qui l'apparente contraddizione del titolo: un mare giallo.
Non ho voluto rappresentare il mare, ma mi piace che lo spettatore possa
arrivare a pensarlo. Il giallo diventa luce, calore, riflesso; il blu e il verde
diventano profondità. Tutto rimane però volutamente indefinito.
È una delle opere in cui sento più forte il desiderio di trasformare un elemento
reale in una sensazione.
Riflessione n. 7 – “Velature d’autunno” - Smalti – cm 100 × 100
Con Velature d'autunno mi sono affidato soprattutto alla trasparenza e alla
sovrapposizione degli smalti. Il colore sembra diffondersi sulla superficie più
che occuparla, creando una dimensione sospesa, quasi impalpabile.
Le tonalità calde, arancio, ocra, bruno e rosato, si incontrano senza mai
diventare completamente nette. È proprio questa morbidezza a suggerire
l'autunno: non tanto attraverso foglie o alberi riconoscibili, quanto attraverso
una particolare qualità della luce e del colore.
Le velature mi permettono di ottenere una profondità che non è prospettica, ma
emotiva. Lo sguardo entra lentamente nella superficie e scopre, dietro un
colore, un altro colore; dietro una forma, una traccia precedente.
Una pittura che nasce dall’ascolto
Riguardando oggi queste sette opere, mi accorgo che Riflessioni non è tanto un
progetto unitario nel senso tradizionale del termine, quanto un percorso di
ricerca. Ogni quadro nasce da un'esigenza diversa e spesso non parte da un'idea
precisa. Dipingo, sovrappongo, modifico, copro, lascio riaffiorare. A volte il
risultato mi porta verso un'immagine che non avevo previsto. È proprio in questo
spazio fra intenzione e casualità che sento di riconoscere maggiormente il mio
modo di lavorare.
Non considero queste opere come rappresentazioni di qualcosa che esiste già.
Preferisco pensare che siano immagini che provano a diventare qualcosa mentre le
guardiamo. Per questo i sottotitoli arrivano soltanto alla fine: quando il
quadro è terminato, posso finalmente ascoltare ciò che mi suggerisce.
E forse è proprio questo il senso più autentico della parola Riflessioni: non
soltanto ciò che io rifletto sulla superficie del quadro, ma ciò che il quadro
riesce a riflettere dentro chi lo osserva.
Leonardo Basile
- Titolo: Rifflessione 1/2/3/4/5/6/7
- Genere: ASTRATTO/INFORMALE
- Dimensioni: Varie misure
- Tecnica: Acrilici, smalti e idro-resine
- Data realizzazione: diverse
- Redattore:






