Il filo conduttore della mostra si deve dalla conferenza che René
Magritte tenne il 20 novembre 1938 al Musée Royal des Beaux-Arts
d'Anversa, intitolata La Ligne de vie (La linea della vita).
Fu una delle rare occasioni in cui l’artista si espresse in pubblico
sul proprio lavoro, riferendosi ad André Breton e ai
surrealisti belgi, suoi compagni di strada. Attraverso una serie di
immagini ed esempi, Magritte delineò la genesi della sua arte e
illustrò i principi che gli avevano permesso di trasformare oggetti
quotidiani in qualcosa di sconvolgente.
Il percorso espositivo, composto da una novantina di opere, prende
inizio dalle creazioni dei primi anni Venti. Si tratta di
sperimentazioni, in alcuni casi lontane dai dipinti più conosciuti
del maestro belga. Alcune opere in mostra, raramente presentate al
pubblico, evidenziano l’infatuazione giovanile di Magritte per il
futurismo italiano. Se lo stile pittorico di queste opere è distante
da quello maturo, lo spirito che le sottende – cioè il desiderio di
contraddire le prassi borghesi e le convenzioni artistiche – è lo
stesso che presiede alle composizioni surrealiste. Ma è la
metafisica, e in particolare l’opera di De Chirico, a offrire a
Magritte lo spunto decisivo per la definizione dalla propria
poetica.
In mostra viene presentato un eccezionale confronto fra Les Plaisirs
du poète (1912) di De Chirico e la Traversée difficile (1926)
di Magritte. Segue un’ampia selezione di lavori realizzati fra gli
anni Venti e Trenta in cui si evidenziano i temi prediletti
dell’artista. Come spiegato da Magritte ne La Ligne de vie, alla
base dei dipinti realizzati dal 1925 al 1936 c’è la ricerca
sistematica di un effetto poetico sconvolgente, raggiunto in primo
luogo attraverso lo spaesamento di oggetti molto comuni, scelti
affinché la loro decontestualizzazione producesse il massimo
risultato. Vi erano poi altri espedienti utilizzati per rendere
insolite le cose più comuni, ognuno dei quali è illustrato
attraverso una serie di opere: la rappresentazione in una materia
diversa da quella consueta (Souvenir de voyage, per esempio,
presenta una natura morta “pietrificata”); la combinazione di
immagini e parole associate in modo arbitrario le une alle altre (Le
Reflets tu temps, 1928; Le Parfume de l’abîme, 1928); la
rappresentazione delle visioni del dormiveglia (Le Noctambule,
1928). Questi dipinti, che oggi riconosciamo come capolavori,
all’epoca della loro creazione destarono numerose critiche. Come
ricorda lo stesso Magritte, gli veniva rimproverata l’assenza di
qualità plastica, la rinuncia a uno stile “pittoresco” in favore di
una rappresentazione scarna, la collocazione di oggetti in luoghi
inconsueti.
Benché la conferenza La Ligne de vie si tenne nel 1938,
l’esposizione del MASI non si limita a presentare opere realizzate
entro tale data. Anche negli anni successivi Magritte rimane fedele
ai principi poetici illustrati in quell’occasione e realizza alcune
fra le sue opere più celebri, come La Mémoire, 1948 e La Grande
Guerre, 1964, entrambe in mostra.
Il percorso espositivo documenta anche l’unica e breve divagazione
di Magritte dal proprio inconfondibile stile, il periodo vache,
letteralmente vacca: una serie di opere realizzate nel 1948 con
colori sgargianti e pennellate molto libere che, come annuncia
l’espressione “vache”, fanno ironicamente il verso al fauvismo.
Completano il percorso documenti, fotografie e una serie di affiche
del suo periodo giovanile, che illustrano il versante commerciale
dell’opera dell’artista, oltre alla proiezione di film da lui
realizzati nel corso degli anni Cinquanta.
La mostra è realizzata con il sostegno della Fondazione Magritte e
si sposterà al nuovo Amos Rex di Helsinki nel corso del 2019.

Magritte.La
Ligne de vie
Museo d'arte della Svizzera italiano, Lugano
16 settembre 2018 - 6 gennaio 2019
A cura di Xavier Canonne e Julie Waseige
Coordinatore del progetto al MASI Guido Comis
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Ultimo
aggiornamento:
13-10-22
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