L'annuncio dell'imminente apertura del nuovo resort con bar ricavato in un trullo sulla costa di Costa Ripagnola, destinato – secondo quanto riportato da la Repubblica 23 giugno in un articolo a firma di Gabriella de Matteis – a un "target alto", ha riacceso un dibattito che va ben oltre il singolo intervento edilizio.

La questione, infatti, non riguarda soltanto un resort o un nuovo stabilimento balneare. Riguarda il modello di sviluppo che la Puglia intende perseguire e il rapporto tra economia, paesaggio e interesse collettivo.

Negli ultimi vent'anni la regione ha costruito gran parte della propria fortuna turistica grazie alla straordinaria integrità del suo patrimonio costiero. Scogliere, lame, muretti a secco, trulli, macchia mediterranea e un mare ancora in larga parte accessibile hanno rappresentato il vero valore aggiunto della Puglia, molto prima dell'arrivo del turismo internazionale di fascia alta.

È proprio questa autenticità ad aver reso il territorio competitivo.

Per questo motivo ogni nuovo intervento dovrebbe essere valutato non solo per il suo impatto economico immediato, ma anche per gli effetti che produrrà nel lungo periodo sulla percezione e sulla fruibilità di quei luoghi, partendo dalla consapevolezza che non esiste una contrapposizione tra tutela ambientale e turismo.

Al contrario.

Il turismo vive proprio grazie alla qualità del paesaggio. Se il paesaggio viene progressivamente trasformato in un insieme di servizi esclusivi destinati a pochi, rischia di perdere proprio quella forza attrattiva che ne ha determinato il successo.

Il problema non è il resort in sé.

Il problema nasce quando il territorio viene interpretato prevalentemente come una superficie da monetizzare.

È una differenza culturale prima ancora che urbanistica.

Valorizzare significa migliorare senza alterare.

Consumare significa introdurre progressivamente elementi che modificano il rapporto tra cittadini e paesaggio.

Recinzioni, percorsi selettivi, aree riservate, servizi esclusivi e un'offerta costruita per una clientela sempre più elitaria finiscono inevitabilmente per cambiare la percezione collettiva di luoghi che appartengono alla storia e alla memoria di tutti.

La domanda da porsi, allora, è semplice.

Di cosa ha realmente bisogno la costa pugliese?

Probabilmente non di ulteriori spazi esclusivi.

Ha bisogno, piuttosto, di una rete efficiente di servizi pubblici: sentieri sicuri, accessi ordinati al mare, parcheggi sostenibili, manutenzione costante, pulizia, illuminazione essenziale dove necessaria, mobilità dolce e trasporti che riducano la pressione delle automobili sul litorale.

Sono questi gli investimenti che migliorano contemporaneamente la qualità della vita dei residenti e l'esperienza dei visitatori.

Un territorio ben gestito non è quello che costruisce di più.

È quello che riesce a proteggere meglio ciò che possiede.

Costa Ripagnola rappresenta oggi un caso emblematico perché pone una questione che riguarda tutta la Puglia.

Quale modello turistico vogliamo?

Un modello fondato sulla progressiva privatizzazione delle esperienze più belle oppure uno sviluppo capace di coniugare economia, tutela ambientale e diritto di tutti a vivere il mare?

Le istituzioni hanno il compito di trovare questo equilibrio, evitando sia un ambientalismo ideologico che blocchi qualsiasi iniziativa, sia una visione esclusivamente economica nella quale ogni spazio naturale diventa occasione di investimento.

Il paesaggio non è un ostacolo allo sviluppo.

È il capitale naturale che rende possibile qualsiasi sviluppo futuro.

Consumare lentamente ciò che rende unica la costa pugliese significa impoverire la sua stessa economia.

Conservarlo significa investire nel futuro.

La vera ricchezza della Puglia non consiste nel numero dei resort che sorgeranno lungo il mare.

Consiste nella capacità di lasciare alle prossime generazioni una costa ancora riconoscibile, libera, accessibile e fedele alla propria identità.

Perché il paesaggio non appartiene soltanto a chi lo investe.

Appartiene a chi lo eredita, a chi lo vive ogni giorno e a chi verrà dopo di noi.