Cogito, ergo sum
"Il mondo è
un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni
malvagie ma per quelli che osservano senza fare nulla." - Albert
Einstein
È un aforisma che, al di là dell’attribuzione a Einstein -
spesso riportata, ma non documentabile nelle sue opere -
contiene un’idea di straordinaria attualità. La sua forza sta
soprattutto in quel "osservano senza fare nulla". Einstein
sposta il fuoco della responsabilità: il male non vive soltanto
nell’azione di chi lo compie, ma anche nell’inerzia di chi lo
vede e sceglie di non intervenire.
Non significa, naturalmente, che ogni spettatore sia
responsabile di ciò che accade. Esistono paura, impotenza,
ignoranza, costrizione, impossibilità concreta di agire.
L’aforisma colpisce piuttosto quella forma di indifferenza
consapevole che trasforma il testimone in una presenza muta:
vedo, capisco, ma non mi riguarda.
Ed è proprio qui che la frase diventa inquietante. Perché il
male, spesso, non ha bisogno di essere amato o approvato: gli
basta non incontrare resistenza. In questo senso, l’aforisma
potrebbe essere letto quasi come una piccola parabola sulla
responsabilità civile: Il male può essere commesso da pochi, ma
può diventare normale soltanto quando molti smettono di
indignarsi.
E c'è un'altra sfumatura che trovo particolarmente interessante:
Einstein non dice che il mondo è pericoloso per colpa di chi
osserva. Dice che lo è 'a causa' di chi osserva senza fare
nulla. È una distinzione sottile ma potente: l'inerzia non è
necessariamente complicità, ma può diventare una delle
condizioni che permettono al male di prosperare.
In fondo, l'aforisma ci pone davanti a una domanda scomoda,
molto più difficile della condanna del malvagio: Quando vediamo
qualcosa di ingiusto, qual è il limite oltre il quale il nostro
silenzio smette di essere prudenza e diventa indifferenza?
Ed è probabilmente questa domanda — più che la frase in sé — a
renderlo ancora così attuale.