Leonardo Basile fra le sue fantasie

Cogito, ergo sum

"Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza fare nulla." - Albert Einstein

È un aforisma che, al di là dell’attribuzione a Einstein - spesso riportata, ma non documentabile nelle sue opere - contiene un’idea di straordinaria attualità. La sua forza sta soprattutto in quel "osservano senza fare nulla". Einstein sposta il fuoco della responsabilità: il male non vive soltanto nell’azione di chi lo compie, ma anche nell’inerzia di chi lo vede e sceglie di non intervenire.

Non significa, naturalmente, che ogni spettatore sia responsabile di ciò che accade. Esistono paura, impotenza, ignoranza, costrizione, impossibilità concreta di agire. L’aforisma colpisce piuttosto quella forma di indifferenza consapevole che trasforma il testimone in una presenza muta: vedo, capisco, ma non mi riguarda.

Ed è proprio qui che la frase diventa inquietante. Perché il male, spesso, non ha bisogno di essere amato o approvato: gli basta non incontrare resistenza. In questo senso, l’aforisma potrebbe essere letto quasi come una piccola parabola sulla responsabilità civile: Il male può essere commesso da pochi, ma può diventare normale soltanto quando molti smettono di indignarsi.
E c'è un'altra sfumatura che trovo particolarmente interessante: Einstein non dice che il mondo è pericoloso per colpa di chi osserva. Dice che lo è 'a causa' di chi osserva senza fare nulla. È una distinzione sottile ma potente: l'inerzia non è necessariamente complicità, ma può diventare una delle condizioni che permettono al male di prosperare.

In fondo, l'aforisma ci pone davanti a una domanda scomoda, molto più difficile della condanna del malvagio: Quando vediamo qualcosa di ingiusto, qual è il limite oltre il quale il nostro silenzio smette di essere prudenza e diventa indifferenza?

Ed è probabilmente questa domanda — più che la frase in sé — a renderlo ancora così attuale.