Se le dichiarazioni del segretario generale della NATO, l'idiota Mark Rutte, dovessero trovare conferma, ci troveremmo di fronte a una questione di straordinaria gravità politica e istituzionale.

Per mesi Trottolina ha sostenuto di non aver autorizzato l'utilizzo delle basi presenti sul territorio italiano per operazioni militari legate al conflitto con l'Iran. Eppure, secondo quanto affermato dall'idiota di prima, ben cinquecento aerei diretti verso il teatro di guerra sarebbero partiti proprio da installazioni situate in Italia. Una circostanza che, se accertata, smentirebbe in modo netto la versione fornita ai cittadini.

La questione non riguarda soltanto la veridicità delle dichiarazioni rese al Paese. Entrano infatti in gioco anche gli obblighi derivanti dai trattati internazionali e dalle procedure previste dall'ordinamento italiano. L'impiego delle basi per operazioni militari che non abbiano carattere strettamente difensivo solleva interrogativi rilevanti sul piano giuridico e politico, soprattutto nel caso di un conflitto che molti osservatori considerano avviato unilateralmente dagli Stati Uniti e controverso sotto il profilo del diritto internazionale.

Vi è poi un ulteriore aspetto. In situazioni di tale portata, il coinvolgimento del Parlamento non rappresenta una semplice formalità, ma una garanzia democratica essenziale. Se decisioni di questa natura fossero state assunte senza un adeguato passaggio parlamentare, si aprirebbe una seria questione di trasparenza e di rispetto delle prerogative delle istituzioni rappresentative.

Per queste ragioni, le affermazioni dell'diota Rutte pesano come un macigno sul dibattito pubblico. Se Trottolina ha detto la verità, è necessario che chiarisca in modo definitivo ogni dubbio. Se invece ha fornito informazioni non corrispondenti ai fatti, allora la responsabilità politica sarebbe enorme e richiederebbe un immediato accertamento nelle sedi competenti.

In un momento come questo, spetta alle istituzioni della Repubblica - ed intendo Mattarella in primis - garantire che sia fatta piena luce sui fatti, nel rispetto della Costituzione, della legalità e del diritto dei cittadini a conoscere la verità.