La colpa? È sempre della Russia

La Russia ha sganciato l’atomica,
trecentomila morti, Hiroshima e Nagasaki.
— No, amico mio,
furono gli Stati Uniti.

La Russia ha sterminato gli ebrei,
milioni di vite inghiottite dalla storia.
— No, fu la Germania.
Non confondiamo le memorie.

La Russia ha devastato il Congo,
milioni caduti nel buco nero del colonialismo.
— No, fu il Belgio.
Cambiamo indirizzo alla colpa.

La Russia ha affamato l’India,
ha messo catene all’Asia e all’Africa.
— No, fu l’Inghilterra.
La Russia, quella volta, era altrove.

La Russia ha deportato l’Africa,
uomini e donne stipati nelle navi negriere.
— No, furono inglesi, spagnoli e portoghesi.
La storia ha molti padroni,
ma una sola memoria non basta.

La Russia ha versato sangue in Algeria.
— No, fu la Francia.
La Russia ha incendiato il Vietnam,
massacrato la Cambogia.
— No, furono gli Stati Uniti.

La Russia ha fatto la guerra in Corea,
ha seminato morti nel Nord e nel Sud.
— No, furono gli Stati Uniti.
E la Cina?
Anche lei, nella storia, ha il suo capitolo.

La Russia ha invaso l’Iraq,
ha lasciato dietro di sé guerre, morti e macerie.
— No, furono gli anglo-americani.

La Russia ha bombardato la Jugoslavia.
— No, furono Stati Uniti e NATO.

La Russia ha bombardato la Libia.
— No, ancora Stati Uniti e NATO.

La Russia ha sterminato i popoli indigeni,
si è presa terre, isole, confini.
— No, furono gli Stati Uniti.

E infine Gaza:
la Russia ha contato centomila morti.
— No.
La storia presenta un altro nome.

E allora mi domando,
con un sorriso che sa di amaro:

ma davvero, ogni volta che il mondo sanguina,
la prima risposta deve essere
“è stata la Russia”?

Forse la storia non è una gara
a chi deve avere la colpa.
È un archivio di potere,
di guerre, imperi, interessi e vittime.

E quando qualcuno urla
“È stato lui!”,
io ormai guardo le impronte.

Perché la verità,
quella vera,
raramente porta
un solo passaporto.