Esistono persone - e Dio sa quante ne io ne conosca - convinte che la furbizia sia una forma
superiore d'intelligenza. Credono che approfittarsi della
disponibilità degli altri, manipolarne la fiducia, raccontare
mezze verità o giocare sull'ambiguità significhi essere più
svegli, più capaci, persino più forti. E così procedono sicure,
persuase di avere davanti qualcuno che non capisce, che non
vede, che può essere tranquillamente raggirato.
Ma spesso quello che sembra fesso non è affatto fesso.
Semplicemente osserva. Capisce molto più di quanto lasci
intendere. A volte tace perché non vuole trasformare ogni
rapporto in un campo di battaglia; altre volte perdona perché
attribuisce più valore alle persone che ai piccoli torti subiti.
Concede possibilità, lascia correre, fa finta di non accorgersi.
Non per ingenuità, ma perché preferisce la bontà alla
meschinità, la pazienza alla vendetta, la dignità alla necessità
di dimostrare continuamente di avere ragione.
Ed è proprio qui che il furbo commette il suo errore più grande:
confonde la bontà con la debolezza, il silenzio con la
stupidità, la pazienza con la possibilità di continuare
all'infinito. Non comprende che anche le persone buone
possiedono un confine.
Un confine invisibile, certamente, e proprio per questo facile
da sottovalutare. Ma ogni delusione lo avvicina, ogni mancanza
di rispetto accorcia la distanza, ogni piccolo inganno consuma
un pezzo di quella fiducia che sembrava inesauribile.
Finché arriva un momento nel quale non servono più discussioni,
spiegazioni o rimproveri. La persona che sembrava disposta a
sopportare tutto semplicemente smette di esserci. Non perché
abbia imparato a essere cattiva, ma perché ha finalmente deciso
di essere buona anche con se stessa.
Perché essere buoni non significa permettere agli altri di
usarci.
Come perdonare non significa dimenticare continuamente.
O comprendere non significa giustificare qualsiasi
comportamento.
E, a volte, dare una seconda possibilità non significa essere
obbligati a concederne cento.
La vera furbizia, allora, forse non consiste nel riuscire a
fregare qualcuno una volta. Consiste nel capire il valore delle
persone prima di perderle.
Perché chi pensa di aver fregato un fesso potrebbe scoprire,
troppo tardi, che quel "fesso" aveva capito tutto fin
dall'inizio.
Aveva soltanto scelto di essere migliore di lui.
