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Odio l'indifferenza

Dicono che l'indifferenza sia 'assenza di interesse'... Io dico ben altro:  È una progressiva rinuncia a lasciarsi coinvolgere dalla realtà, una forma di anestesia morale che spegne la capacità di provare entusiasmo, indignazione, compassione e persino meraviglia. Chi vive nell'indifferenza non sceglie, non prende posizione, non rischia: si limita ad attraversare gli eventi come se non lo riguardassero.

Diversamente dall'apatia, che coincide con una vera e propria perdita della volontà, l'indifferenza conserva una parvenza di partecipazione. Si continua a vivere, a lavorare, a consumare, a parlare, ma senza un reale coinvolgimento. Tutto sembra avere lo stesso peso, o forse nessuno. Si sostituisce il giudizio con un'alzata di spalle, l'impegno con la convenienza, la responsabilità con il disinteresse.

È in questo terreno che prosperano l'egoismo e la superficialità. L'indifferente raramente si interroga sul bene comune: misura ogni cosa in funzione della propria utilità immediata e considera irrilevante ciò che non produce un vantaggio personale. Non prova il desiderio di comprendere, ma solo quello di evitare complicazioni. Così la sofferenza altrui diventa una notizia da scorrere, un'immagine da dimenticare, un problema sempre di qualcun altro.

L'indifferenza imperante è forse una delle forme più subdole di impoverimento civile. Non alza la voce, non aggredisce apertamente, non distrugge con violenza: semplicemente lascia che tutto accada. È il silenzio di fronte all'ingiustizia, la neutralità davanti alla sopraffazione, la rinuncia a distinguere il vero dal falso, il giusto dall'ingiusto.

Una società dominata dall'indifferenza perde lentamente il senso della comunità. Le relazioni si fanno più fragili, la solidarietà diventa un gesto eccezionale anziché un'abitudine, la cultura si trasforma in intrattenimento e la politica in spettacolo. Si finisce per accettare qualsiasi degrado purché non turbi il proprio equilibrio personale.

L'indifferenza, in fondo, non è mai davvero neutrale. Ogni volta che rinuncia a scegliere, finisce per favorire chi sceglie al suo posto. Ogni volta che tace, concede spazio a chi urla. Ogni volta che distoglie lo sguardo, rende il male un po' più ordinario e il bene un po' più raro.

Per questo l'indifferenza non è una semplice mancanza di preferenze, ma una condizione che, se elevata a costume collettivo, corrode lentamente il tessuto etico di una società. Non produce eroi né carnefici, ma spettatori. E spesso la storia insegna che sono proprio gli spettatori, con il loro silenzio, a rendere possibili le pagine più oscure del nostro tempo.