Gaetano Martinez

Gaetano Martinez, scultore 

Gaetano Martinez scultore,  nacque a Galatina (LE) il 14 novembre del 1892. Autodidatta, nel 1922 si trasferì a Roma, portandosi appresso quanto aveva prodotto in provincia nei periodi di tempo disponibile che gli concedeva il mestiere artigiano di intagliatore in pietra.
Nella capitale cominciò a farsi conoscere esponendo a varie mostre, partecipando poi, per la prima volta, nel 1928, alla Biennale di Venezia con una statua di grandi dimensioni. Martinez partecipò a Biennali, Triennali, Quadriennali, Mostre Nazionali, Intersindacali, Mostre d'Arte Marinara, d'Arte Sacra, d'Arte ispirata all'infanzia, Mostre d'Arte Italiana all'Estero, Mostre collettive, concorsi ed ha allestito 58 mostre personali di cui una nell'ambito della Biennale di Venezia. All'indomani della sua morte, nel 1951, gli venne dedicata una retrospettiva nell'ambito della VI Quadriennale di Roma. Sue opere sono esposte in Musei, Pinacoteche, Ministeri, Enti Pubblici. Si ricorda in particolare la considerevole produzione del Martinez presente nella sua città natale, presso il
Museo Civico Pietro Cavoti.

 

Elaborazione grafica di  Leonardo Basile cn il CAINO del Martinez (cliccare sull'immagine per avere un ingrandimento del solo Caino.Presentazione a cura di Alberto Neppi dell'opera di Gaetano Martinez in occasione della mostra "Sculture e disegni di Gaetano Martinez - Dal 1932 al 1950" tenutasi presso la Galleria del Secolo (via Veneto, Roma) dal 13 al 25 maggio del 1950. La retrospettiva fu patrocinata da Leonardo Azzarita, Domenico Cantatore, Sandra De Feo, Virgilio Guzzi, Federico Hermanin, Francesco Maratea, Alfredo Petrucci e Cesare Giulio Viola.

"Pugliesi furono, nella storia della grande arte italiana, Nicola, detto Pisano, e Nicolò dell'Arca. E a quella medesima progenie, così ricca d'ingegni e di lieviti vitali, appartiene anche Gaetano Martinez.
Denso e complesso, vario e articolato si presenta il mondo spirituale di questo plastico autodidatta, pervenuto, dopo decenni di sforzi e di faticose conquiste interiori, a quell'equilibrio stabile fra intuizione fantastica e forma realizzata che consente allo stile una sua piena e duratura validità.
Disegno di Gaetano MartinezFin dagli esordi, ingenuamente abbarbicati alle tipologie del clima paesano di Galatina (LE) ed in cui egli mostrava di seguire, con spontaneo impulso sentimentale, le orme del genius loci figurativo (il pittore intimista Gioacchino Toma), questo piccolo e inquieto intagliatore di pietre, rivelatosi artista, manifestava un'adesione sua propria al nucleo umano del soggetto, riversando su di esso, specie nelle sembianze di bimbi e adolescenti del popolo, un'onda di malinconia e tenerezza rassegnata, che aveva inconsapevoli punti di contatto con il phatos degli umili eroi e delle atmosfere monacali ed ospedaliere, evocate con tanta struggente linearità di accenti dal maestro della Sanfelice e del Viatico dell'orfana.
Pagliacci di Gaetano MartinezMa quando nel 1922 egli giunse a Roma, per stabilirvisi definitivamente, non tardò ad essere avvinto dal fascino dell'arte classica e michelangiolesca, accarezzando fantasmi di monumentali simbologie, più grandi di lui. Nacquero, allora, sotto l'impeto di una concezione essenzialmente drammatica (dramma che rivediamo nel Toro del 1943), le grandi statue del Caino (1922) e della Saffo (1924), non prive di efficienza struttiva; ma in seguito le varie suggestioni, provenienti da Mestrovic e da Bourdelle, e quelle del reincarnato neoclassicismo novecentesco e, ancora, dell'arte di Michelangelo, minacciarono di spegnere nel Martinez la sincerità visuale e l'immediatezza del fatto plastico. Ma ecco, mentre egli sembrava ormai chiuso nella cerchia degli scultori italiani allora in auge, di infelucata memoria, comparire nel 1932 i primi segni di un nuovo e autonomo indirizzo, con il classico, ma non classicistico, Nudo virile in cera e con la maestosa e corposa Sirena, oggi per la prima volta esposta. Abbandonate le idealizzazioni, più o meno allegoriche o letterarie, il Donne al mare fi Gaetano Martinez nostro scultore, sospinto da stimoli atavici, riprende contatto con la realtà del carattere umano, sostanziandosi di moduli volumetrici e di notazioni allusive, quali appaiono, ad esempio, nella gagliarda Popolana del 1934. Da parecchi anni a questa parte, lo scultore pugliese, superato totalmente quell'apparente eccletismo, ce in lui era invece effettivo e sempre più approfondito impegno di ricerca, ha piegato le scaltrite risorse dell'esperienza e del mestiere e le risultanze d'una contemplazione interiore, nativamente pacata e dolce, all'acuta e controllata soluzione architettonica delle linee e delle masse.

"Un senso di melanconica dolcezza - scriveva di lui Filippo de Pisis, che per primo ne intuì il "genio" - ci riporta davvero alle opere grandi".


La Ballerina di Gaetano Martinez, sculturaNacquero così mirabili serie di teste, quasi tutte illuminate d'una loro intensa luce interiore e di non so che antica purezza, inseritasi con gradazioni diverse, ma sempre con classica, essenziale misura, nello spirito dell'artista. E senza nulla sacrificare alle necessità della resa plastica, intesa come sintesi di forme vitali, bloccate nello spazio, Martinez chiarisce e ravviva ora il suo stile, modulandone gli accenti con un più alto linguaggio poetico.  Ma v'ha di più, ai fini del potere espressivo di quest'arte, in quanto nella generale mortificazione della fantasia propriamente figurativa, che contrassegna il periodo odierno, Martinez ci porge saggi frequenti del suo intuito icastico, sul piano non solo della forma e dell'architettura dei corpi, ma anche dei ritmi di linee e masse e degli impulsi interiori, per cui le teste e le figure da lui modellate assumono la prerogativa di personaggi eloquenti, ma di semplici pretesti ad una esercitazione stilistica purchessia: personaggi, tipici e riassuntivi di categorie umane, perfettamente distinti ed autonomi e perciò stesso memorabili.
Ciò equivale a riconoscere nell'artista pugliese una facoltà francamente narrativa, ben rara, o addirittura rara, ai giorni nostri. Tale facoltà di narrare, con vigorosa e ardente vena icastica, trova una conferma quanto mai plausibile negli altorilievi in terracotta dove l'innocenza, riflessa di popolaresche invenzioni, suggerisce attorno alle sembianze umane moti e impulsi primordiali, aure di ambienti ed episodi leggendari, sì da assurgere con metafisica concentrazione alla rapsodia o al mito.


Un lungo discorso, che proponiamo a chi vorrà esaminare con esauriente acume l'evoluzione del Martinez, meriterebbero inoltre gli interessantissimi disegni che a centinaia egli ha tracciato, in periodi vari della sua laboriosa carriera, obbedendo ad istanze di indagine stilistica. Non si potrebbe forse sostenere che codeste prove accompagnino passo passo con puntuale regolarità i diversi sviluppi della plastica di Martinez, ma essi valgono ad integrare la nostra conoscenza dell'artista e ci integrano ancor meglio della sua intima coerenza espressiva, dei meritori e tenaci sforzi da lui compiuti, oltre che dalle doti spirituali innate a cui devono, in ultima analisi, ricondursi le conquiste di questo scultore d'alto linguaggio, collocatosi ormai, per sola virtù del suo talento, fra le migliori energie della cultura contemporanea." - Alberto Neppi


Alberto Neppi (1890-1965) fu editore, letterato, critico e storico d'arte.

 

 

 

Ultimo aggiornamento:  16-10-16