Paesaggio di Murgia

 

Descrizione dell'alta Murgia contenuta nella seconda delle quattro lettere scritte da Tommaso Fiore a Piero Gobetti e pubblicate negli ultimi numeri di "Rivoluzione Liberale" del 1925. Insieme ad altre due inviate a Giuseppe Gangale nel 1926, queste lettere furono raccolte in un volume per la prima volta dall'Editore Laterza nel 1951 con il titolo 'Un popolo di formiche'.

 

"[..] Non occorre dirti che c'è anche una Puglia non letteraria, non retorica, del tutto ignorata, desolata, tetra, respingente, disperata, da tutti per calcolo e per viltà trascurata, quella della Murgia di nord-ovest e dei suoi anche più rozzi contadini.

Bisogna che tu impari ad amarla, anche perchè non sanno e non possono amarla gli altri. Se scendi da Bari per la Bari-Taranto, prendendo la Gioia-Rocchetta, puoi percorrere tutta questa zona dalla Sella di Gioia, dove si innesta alla Murgia di Alberobello, per tutto il suo centinaio di chilometri di lunghezza, sino alla Sella di Minervino. Per tutta la sua larghezza di una cinquantina di chilometri si innalza a terrazze sempre più elevate sino ad un massimo di 686 metri, con isoipse parallele al mare, talchè chi ascende questa gradinata per la Bari-Taranto o la Bari-Altamura, può, nei vari punti in cui raggiunge la linea di displuvio, godere il doppio spettacolo dei due versanti, di quello verso l'Adriatico, intensamente alberato di ulivi e mandorli, con in fondo le forti tinte azzurrine e viola del mare e qua e là gli innumerevoli borghi distesi come strisce bianche, e poi quello della brulla solitudine murgiana, dove, a grandi distanze, sono qua e là sulla dorsale, Santeramo, Altamura, Gravina, Poggiorsini, Spinazzola, Minervino. Ma è impossibile abbracciarla tutta con uno sguardo, sino all'incisione a sud-ovest del Bradano, del Basentello e del Roviniero, sino a cioè alla vista del paesaggio basilicatese, ben altrimenti mosso e vivo; perchè è impossibile, tranne per le due ferrovie suddette, attraversarlo altrove nella sua lunghezza, non avendo tra Gravina e Minervino altro taglio se non due provinciali agli estremi da queste città al mare.

Il paesaggio, nella sua desolata sconfinatezza, nella sua assenza di linee forti, suggestiona ed invita l'occhio a frugare con uno struggimento di morte. Nessuna traccia di alberi, tranne intorno ai paesi per due o tre chilometri; sotto l'oceano di luce uguale, perspicua, sotto le grandi nuvole accavallate, anche l'altopiano nudo, è un succedersi di ondate di grigio e ferrugino lievemente mosse, all'infinito, con solo lo stacco dei terreni più scuri arati e dei verdoni matti dei prati. Dove finisce tutto ciò? All'orizzonte c'è qualche lieve linea di cinereo,appena ondulata, una pennellata di cilestre più carico, come un semplice tratto su di una carta, il velario di un ombra lontanissima, talchè noi pugliesi non abbiamo affatto idea di montagna... e che ci sarà mai laggiù? Nasce laggiù la vita? Ma dall'orizzonte, invano spiato, ci richiamano qualche lembo di strada e le innumerevoli indicazioni dei solchi,dei muretti di pietra a divisione dei poderi, che s'innalzano, si arrampicano, discendono su per le Murge, dovunque s'intersecano e si arruffano come una cappellatura. Che cosa mai questo paesaggio voglia dire, se non suggestione di solitarietà, di distretta, di tristezza, di dolore che non mendica né aspetta pietà, non saprei, tanto ogni vita è assente di qui: ha osato fissarvisi quasi suggestionato il povero Francesco Romano, un pittore moncherino di Gioia, nato di calzolaio e morto povero e tisico recentemente.

Murgia d'agosto (Sp 151, Altamura)


A primavera i terreni meno magri diventano enormi riquadri di verdi, fra cui arte qualche fiammata della senape in fiore, e il piano si raccende tutto del giallo dei narcisi, del rosso dei papaveri selvatici, del bianco di ombrelline. Ma il resto dovunque non muta, o se i prati si tingono di rosa per la fioritura dell'"auzzo", l'antico funebre asfodelo, il quadro viene stretto in giro dal calcare cinerino,fungaia che dovunque punteggia le alture, o lebbra che invade e domina uniforme, nella quale, contro qualche tondeggiamento più spiccato, si indovina qua e là qualcosa più informe e orrido, la stagliatura slabbrata di qualche 'lama', di qualche aspra gravina, qualche abrasione di sanguigno. Allena, d'estate, tra il giallo pulverulento delle biade, una accurata sinfonia di verdi a valle: un filare di mais tenero, qualche quercia, un pino nerissimo in mezzo, un campo di patate in secondo piano, e di così poco si fanno i paradisi dei nostri sogni! Le case basse di campagna, così rare, dove nulla spicca nella confusione degl'innumerevoli cortili, hanno la mala grazia di chi sempre ha sofferto e disdegna di piacere; appena qualche inestetico comignolo, qualche piccionaia sporgente. Nessun segno di vita all'intorno, mai: la terra riassorbe i contadini che innumerevoli, mattina e sera, percorrono coi loro muli, coi loro traini le strade di campagna; poche pecore del color del calcare o appena più sudicio, qualche magra vacca o giumenta. Il silenzio è rotto da due gazze appaiate nel volo leggero, da qualche stormodi cornacchie, da un enorme falco su in alto, dai gorgheggi virtuosi delle innumerevoli calandre. Qualche volta mi viene in mente il Catullo-calvos pascoliano: Sui campi brulli pesano le nubi,/ sopra le nubi volano i rapaci,/ ma sempre van le allodole garrendo,/ su questi e quelle.

Ma gli uccelli, si sa, si contentano di poco e non negano la loro grazia a nessuno. Si capisce come al centro di questa asprezza ripugnante Federico II abbia voluto la casa dell'incanto, Casteldelmonte, e come di lì movesse spesso alle sue cacce sin oltre Gravina, ché troppe tristezze aveva l'uomo. Ma, dopo, non par nata se non per cavalcata di briganti. Tutta questa zona, se pur non ha più i boschi del passato, dei quali è traccia solo nella toponomastica locale, appunto per la sua enorme quantità di petrame, è sana, tranne nel Gravinese, infestato di malaria; ma se Gravina muore ogni giorno più di malaria , gli altri paesi son tutti vittime da secoli della desolazione della Murgia, contro cui gli uomini sono soli a lottare in mezzo a mille difficoltà. [..]" - Testo di
Tommaso Fiore

Murgia del Ceraso

Fotografie di Leonardo Basile


Attinenti : Ruderi di Murgia

 

Ultimo aggiornamento:  08-09-19